Archivi del mese: marzo 2007

Jamm bell ja

…un’altra sconfitta in trasferta, l’ennesima di questa stagione, maturata sul campo del “Comunale” di Genzano, al termine di novanta minuti tutt’altro che noiosi. Fondi ben disposto al sacrificio ed all’acume tattico che sfodera una prestazione più che dignitosa ma deve soccombere al cospetto del quotato Cynthia, e lo fa solo per via di due episodi, quasi si trattasse di uno scherzo del destino. Prima un nuovo clamoroso errore a tu per tu col portiere avversario da parte del solito Marrocco, ecco che scocca l’ora dello svarione difensivo: punizione dal limite, DiFazio costretto alla doccia anticipata per aver steso il folletto Mancini, calcio piazzato che risulta fatale ai nostri colori, il Cynthia sblocca il risultato quando la lancetta segna le 12,30 circa. E lo spettro dei play-out annebbia le menti dei più lucidi, e questo è tutto dire, la squadra prova a reagire ma non è proprio giornata. Di fiato ce n’è sempre meno e l’inferiorità numerica ci mette del suo a pregiudicare la situazione. Ultimo forcing con tanto di arrembaggio, Monforte che prova in tutti i modi a scuotere i suoi compagni e formazione di casa che non aspetta altro che un contropiede per trovare il raddoppio. Massimo sforzo dei nostri e locali lì a gestire le energie, non senza difficoltà, scivola via così l’ultimo quarto d’ora. Sale la tensione e qualche fallo di troppo caratterizza le fasi finali di gara, prima del goal di DeLuca che chiude definitivamente i giochi sul due a zero per gli uomini di Pedini. Entusiasmo alle stelle in casa Cynthia, anche in virtù della sconfitta rimediata al "Perrone" dalla capolista LupaFrascati, rammarico in casa rossoblu per un altro viaggio a vuoto, ma anche consapevolezza di aver disputato una partita che classifica alla mano pareva proibitiva con ardore e tenacia, senza alcun timore, sfiorando la rete del vantaggio che avrebbe potuto cambiare volto alla nostra mattinata genzanese. Pacienz!

Accontentiamoci di questo per il momento, anche perché non è da queste partite che ci aspettiamo i punti necessari al raggiungimento del traguardo della salvezza. Certo è che le prossime sei giornate di campionato restano esclusiva per i "cuori forti", in grado di sopportare lo stress di un finale di stagione a dir poco elettrico. Chances interessanti per uscire dal tunnel le ha raccolte ultimamente il MentanaJenne, ha guadagnato punti importanti il Colleferro, stenta come noi la VJS Velletri, hanno rallentato invece Nettuno ed Anitrella, mentre è tornata a vincere la Nuova Superiride LaRustica del simpatico Morelli: il tutto rende ancora più accesa ed avvincente la già caldissima bagarre. Tutti in ballo, solo l’Impero Romano può già iniziare il giro di saluti e prenotare, volendo, un posto nel Campionato di Promozione o in alternativa predisporre la domandina di ripescaggio, aspettando un regalo dal Comitato Regionale del generoso e “pulito” Zarelli. Noi, come ben sapete, siamo attesi da un trittico di gare interne alla nostra portata, due trasferte molto molto insidiose ed uno scontro diretto in esterna sul campo di Via Galatea, ospiti de LaRustica. Si inizia Domenica alle 16 con l’affascinante Fondi-FC Latina, dopo il cambio di denominazione della Viribus Cisterna Montello, per quella che si prospetta come crocevia della stagione rossoblu. Occasione per vendicare la sconfitta subita al “Francioni” nella partita d’andata, quando l’errore dal dischetto di Langiotti scosse parecchio la squadra e diede il via alla rimonta terribile dei nerazzurri giunti addirittura ad occupare il nono posto in classifica. Una sorta di impresa quella dell’ex tecnico dell’Aprilia Bindi, che presenta molte similitudini con l’ottimo lavoro portato avanti in quel di Artena dal tignoso D’Este.

Altra partita delicata quindi, molto insidiosa perché affronteremo una squadra che naviga ormai in acque tranquille e potrà scendere in campo senza l’obbligo di dover centrare la vittoria. Vittoria che è invece per noi l’unico "risultato utile", l’unica poltrona da conquistare: tre punti per uscire fuori da un periodo difficile, sperando di poter rosicchiare qualche scalino rispetto alle nostre inseguitrici più agguerrite. Partita fondamentale per il nostro cammino, per un Fondi che dovrà fare a meno di DiFazio ma potrà contare sul rientro di Fiore. La differenza però in questo surriscaldato finale di campionato ha il dovere di farla la città: per questo motivo in questi giorni abbiamo deciso di lanciare una provocazione, l’Operazione “Jamm bell ja”, allo scopo di stuzzicare l’orgoglio dei nostri concittadini, per spingere i fondani a riappropriarsi della propria squadra di calcio, per sostenere i ragazzi in campo in queste ultime sei battaglie. Deve essere il pubblico a dare quella carica di adrenalina in più, per superare anche le differenze di valore tecnico che possono venire fuori, per saltare l’ostacolo della tensione ed ottenere una vittoria che può risultare decisiva ai fini della nostra salvezza. Non si tratta assolutamente di un ulteriore carico di responsabilità nei confronti della squadra, anzi. Anche coloro che al momento non stanno sfornando prove eccellenti non possono dire di non aver ricevuto sempre e comunque incitamento e supporto dai propri sostenitori. Quello che questi ultras chiedono è di uscire sempre dal campo di gioco "a testa alta", come avvenuto domenica mattina a Genzano, nonostante la sconfitta. Provarci sempre, fino alla fine, per non avere rimpianti e rimorsi. Non demoralizzarsi dopo una battuta d’arresto e invece succhiando energia e forza di volontà quando arriva una vittoria. Non è più tempo di stare a guardare, Fondi ha bisogno di te… jamm bell ja!

ACAB 7a puntata

per Paolo, per tutti

Sono passati ormai diciotto lunghissimi mesi da quel 24 Settembre 2005, ma di Giustizia non se ne parla, e probabilmente mai se ne parlerà. Se non avete mai sentito questa storia tenetevi forte perché vi stupirà: al “Bentegodi” di Verona l’Hellas ospita il Brescia, ed il gruppo ultras  dei “Brescia 1911” sta raggiungendo lo stadio a bordo di due treni speciali. Le nuove leggi che impongono biglietti nominali (in barba alla legge sulla privacy) stanno per scatenare un inferno. Solo il Giovedì sera, due giorni dopo l’inizio della prevendita dei tagliandi, viene comunicato agli ospiti di dover arrivare muniti di copia della carta d’identità. Cosa impossibile visto l’esodo di oltre mille unità e il breve preavviso: i bresciani decidono di partire lo stesso, con tutti i biglietti, ed alla stazione trovano enormi cordoni di Polizia in postazione di accoglienza. Alcuni agenti allora danno il via alla provocazione: "Come a Modena, come a Modena!" (stuzzicando i supporters sull’episodio di qualche anno prima, dove gli stessi rimasero vittime di un’imboscata da parte della Polizia conclusasi col ferimento di diversi ragazzi e due agenti della Digos), e "Vediamo se dopo ci andate ancora, in trasferta", ed altre frasi intimidatorie. L’obiettivo era chiaro! Con mille persone davanti più di tanto non possono fare, se non ammonire tutti di avere copia del documento la prossima volta, perciò scortati su diversi pulmann gli ultras arrivano allo stadio dove i primi gruppi sono già arrivati e stanno per entrare. Ci sono anche parecchie auto private ed otto tifosi giunti con mezzi propri non hanno con se il biglietto. Onde evitare problemi i leader del gruppo cedono loro i biglietti del settore affinché possano entrare, e come di solito accade, denaro alla mano, cercano il Responsabile per l’acquisto di altri otto tagliandi. Le norme però vogliono che i biglietti siano venduti solo fino al giorno prima. Le insistenze dei tifosi bresciani sono vane, dopo varie telefonate il Responsabile dice di avere avuto ordini dall’alto e il NO diviene irrevocabile. Il gruppo dei “Brescia 1911” decide così di restare compatto fuori dall’impianto, gli altri gruppi vogliono uscire ma vengono chiusi dentro il “Bentegodi”, come nei sequestri di persona.  

La partita volge al termine, senza alcun problema di ordine pubblico o sicurezza, ed i tifosi ospiti vengono fatti salire sugli autobus per essere nuovamente scortati alla Stazione. Nel frattempo, all’interno dello stadio, una porta che divide il settore ospiti da quello dei locali viene "inspiegabilmente" lasciata aperta, ed alcuni bresciani partono per cercare il contatto con i veronesi. Piccoli tafferugli, poi tre ragazzi vengono portati via. La Polizia fuori inizia a comportarsi in modo strano: la tensione aumenta, gli uomini dello Stato sembrano quasi drogati, bava alla bocca ed occhi sbarrati, pronti al massacro. Per il momento non accade nulla di grave, se non il ferimento di un anziano tifoso veronese, colpito alla gamba da un lacrimogeno lanciato ad altezza d’uomo. Arrivati alla Stazione, in attesa del secondo carico di ultras, la gente comincia ad occupare i posti del treno, mentre molti se ne stanno su di un binario morto ad aspettare i compagni. Gli altri gruppi sopraggiungono, ed i responsabili dei diversi nuclei vanno dalle Forze dell’Ordine per sapere qualcosa di più in merito alle persone arrestate e cercando, ovviamente, di riaverli indietro. A questo punto succede l’inimmaginabile. Dalla testa e dalla coda del treno partono cariche feroci che spingono i ragazzi sulle carrozze: queste hanno entrambe le porte aperte così, visto che la carica prosegue anche sopra il treno, molti scendono dalla parte opposta. Anche da dietro parte una carica: sembrano le solite, quelle di alleggerimento alle quali gli ultras sono tristemente abituati, ma stavolta la cosa va avanti. È molto di più della solita carica! Gli scontri non risparmiano donne (ferite al volto, al ventre e al seno, tutto documentato da foto), uomini di una certa età e ragazzini, molto giovani. Gli agenti colpiscono con manganelli rigorosamente impugnati al contrario, come vuole "l’etica professionale", lanciano ancora lacrimogeni ad altezza d’uomo, pietre (con le quali rompono vetri del treno), spray urticante sparato in volto. Tra le frasi minacciose ("Puttana, ti ammazziamo!") e diversi gesti di collera sembrano più belve che uomini.

In questo frangente accade il fatto più grave: Paolo S. riesce a scappare sul treno, trova i suoi amici e racconta cosa gli è appena successo ("Mi hanno manganellato in cinque sulla testa e mi hanno stordito con lo spray!"), un minuto ed inizia a sentirsi male, fatica a respirare e viene fatto scendere dal convoglio. La Polizia chiama l’Ambulanza e, visto lo stato di Paolo, lo fa con un codice Giallo-Due. Le sue condizioni si fanno sempre più gravi: la respirazione si fa più difficoltosa, vomita verde e comincia a perdere conoscenza. Dopo venticinque minuti arriva l’Ambulanza: gli operatori, constatando le gravissime condizioni in cui versa Paolo, chiamano un secondo automezzo con codice Rosso-Tre che in cinque minuti arriva e porta il giovane bresciano all’Ospedale di Borgo Trento, dove sarà immediatamente operato per la rimozione di un grosso ematoma alla testa. Nel frattempo parte una seconda carica, ancor più violenta. Altri quattro ragazzi vengono portati via dalla Polizia: alcuni, storditi dallo spray, vengono aiutati dagli agenti della Polfer, spettatori inermi e sbigottiti del massacro (perché è di questo che si è trattato). Altri riferiscono di aver chiesto ad alcuni celerini se non si vergognavano di cosa stessero facendo i colleghi e di essersi sentiti rispondere: "Sì, infatti è per questo che siamo qua fermi". Ma perché, visto che a noi vogliono imporre il biglietto nominale, non impongono a certi esaltati la divisa nominale come, per esempio, avviene in Inghilterra o in Germania? Là quando uno sbaglia, paga. Alla richiesta di parlare con un responsabile, viene riferito che al momento non è disponibile. Agenti della Digos non ce ne sono. L’unica cosa che accade è che un uomo, da dietro, dà l’ordine di partire con le cariche, quasi un "Al mio segnale scatenate l’inferno". Il tutto dura più di un’ora. Un’ora di inferno!

Partito il treno (uno solo con a bordo mille persone anziché due come all’andata, altro che sicurezza), i primi feriti gravi vengono fatti scendere a Desenzano del Garda per essere portati in Ospedale. Il treno arriva a Brescia verso le 21,30: gli ultras si dirigono subito alle sedi dei due giornali locali, il “Giornale di Brescia” e “Brescia Oggi”, per mostrare i feriti e raccontare i fatti accaduti a Verona. Per due giorni le versioni dei tifosi bresciani si alternano a quelle della Questura di Verona. Poi il silenzio, o quantomeno un clamoroso tentativo di censura dei fatti accaduti: sì, è stata aperta un’inchiesta, ma tutti sanno che la verità non salterà mai fuori ed il colpevole mai pagherà. La sera stessa il Questore di Verona si permette di diramare un bollettino medico sulle condizioni di salute di Paolo, dicendo che il taglio di 5 cm sulla testa è compatibile con il lancio di un sasso da parte di un gruppo di veronesi (assenti alla Stazione!) oppure il risultato di una brusca caduta a terra. Il giorno dopo invece pensa bene di supporre che Paolo sia rimasto ferito addirittura all’interno dello stadio. Dal canto loro i medici non hanno ancora diramato un bollettino ufficiale: parlando con i familiari chiedono loro come Paolo abbia potuto ferirsi in maniera tanto grave, escludendo tutte le varie versioni fornite dal Questore. Giornali e telegiornali invece, dando per vera e certa la notizia fornita dalla Questura, smettono di parlare del caso. Per tre mesi Paolo rimane ricoverato in prognosi riservata nel Reparto di NeuroChirurgia dell’Ospedale di Borgo Trento a Verona.

Il 5 Gennaio 2006 il gruppo dei “Brescia 1911” indice una Conferenza Stampa insieme alla famiglia di Paolo. Per la prima volta anche chi non era presente a Verona può vedere coi propri occhi quello che i mille tifosi hanno subito: nei mesi precedenti sono state raccolte fotografie, video-riprese da cellulari, testimonianze su quel tragico giorno. Sono momenti di commozione e rabbia, da pochi giorni Paolo è stato dichiarato fuori pericolo, ha cominciato la lunga riabilitazione e nei week-end può persino tornare a casa, nella sua Castenedolo. Gli amici di Paolo, i gnari, riprendono ad andare in trasferta senza mai dimenticare neppure per un attimo quel loro amico vittima di "veri e propri criminali". Dopo un vergognoso comunicato congiunto dei sindaci di Brescia e Verona per il derby di ritorno, nel quale stranamente il fatto appare come opera dei soliti facinorosi, il 18 Febbraio, a Brescia, ha luogo una manifestazione aperta a tutti, ultras e non solo, di ogni colore e fede, dedicata a Paolo, alla Verità, alla Giustizia. Partecipano diversi gruppi provenienti da tutt’Italia, di ogni categoria, e finalmente il Primo di Aprile del 2006 Paolo torna nella sua Curva Nord, riabbracciato dai suoi amici e dal calore del tifo.

Ne è passato di tempo da quel 24 Settembre eppure nulla è cambiato, anzi, forse qualcosa sì. Il Questore di Verona sembra abbia subito un provvedimento: si dice sia passato da Servizio Stadio Hellas Verona a Servizio Stadio Chievo Verona. Bella soddisfazione! Tutto questo per colpa di chi infanga la divisa che porta abusando di quel briciolo di potere che ha. Perché non si può ridurre un uomo in fin di vita per una partita di calcio. Bisogna che i colpevoli vengano a galla, che chi sa si faccia onore e parli della vicenda. Non crediamo che in tutta la Stazione non ci siano telecamere a circuito chiuso. E’ impossibile! Non credo che un poliziotto con un minimo di decenza, di dignità, non si sia reso conto di cosa stava accadendo in quel momento. Paolo intanto sta ancora lottando per tornare a vivere davvero, a cantare e a gioire in curva, come una volta. Un massacro destinato a restare impunito. La Procura di Verona ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta. Le indagini condotte dal Sostituto Procuratore Pier Umberto Vallerin non sono riuscite a risalire ai presunti colpevoli. Non perché il fatto non sia effettivamente avvenuto, anzi sul fatto che sia stato commesso un "efferato pestaggio", come si legge negli atti della richiesta di archiviazione e come sempre sostenuto dagli ultras bresciani, gli inquirenti non hanno dubbi. Il problema è che mancano nomi e cognomi degli autori. Nella versione della Polizia, inoltre, si parlò di una ferita compatibile con le dimensioni di un cubetto di porfido, tesi smontata poi dal referto del Pronto Soccorso e dalle conclusioni dell’inchiesta che ha appurato come i traumi siano stati causati da gravi e ripetute percosse. Non un incidente insomma ma un pestaggio, quello che da sempre ha sostenuto l’Avv. Ennio Buffoni, legale della famiglia di Paolo.

Paolo è stato massacrato solo perché indossava una sciarpa biancoblu, solo perché aveva deciso di seguire la sua squadra del cuore. Alla Stazione di Verona si è perpetrato un massacro di gente indifesa, senza la minima motivazione. Nessuno ha avuto il buon senso di segnalare che l’Ambulanza che ha soccorso Paolo arrivò senza sirene con un codice “Giallo 2” (nulla di grave!), quando invece tutti i presenti avevano capito la situazione disperata (l’Ambulanza ripartì infatti col codice di massima gravità “Rosso 3”). E allora ci poniamo alcune domande. E’ libero un sistema d’informazione che, quando un errore di tale portata è commesso dalle Istituzioni, fa scendere sull’accaduto una coltre di confusione, silenzio e mancato approfondimento? E’ libero un sistema d’informazione che non denuncia le falsità, evidentemente contraddittorie, dette da un personaggio che rappresenta le Istituzioni pubbliche? Perché quando si tratta di Ultras la burocrazia è velocissima… e le condanne colpiscono i presunti colpevoli ancor prima di essere processati, mentre quando sbaglia un rappresentante delle Istituzioni la giustizia è sempre molto lenta o inesistente? Le Istituzioni, i media, i politici ed i magistrati hanno il dovere di rispondere a queste sacrosante domande. E’ l’unico modo per sgretolare il muro di gomma eretto davanti alla Verità, l’unico modo per fare Giustizia e dare a Paolo la forza di sorridere sempre, nonostante tutto.

Ora più che mai!

Un finale che forse nemmeno l’Alfred Hitchcock più eccitato ed ispirato avrebbe mai potuto immaginare e scegliere come copione di una delle sue tante trame da brivido. Un tourbillon, sì, di emozioni ed umori contrastanti, un vortice di ansia e timori, entusiasmo e fiducia tenute "sotto assedio" dalla delusione per quello che poteva essere ed invece non è stato. Tutto questo ed altro ancora è la domenica pomeriggio di Fondi–VisArtena. Strana, tesa, com’è logico che sia dopo due settimane di rabbia covata dentro, voglia di rispondere per le rime all’inspiegabile, squallido ed inopportuno attacco sferratoci da "stampa e tv". E la squadra non è da meno, visto che ha il dovere di cancellare la prestazione discutibile offerta in quel di Colleferro, ma l’avversario che il calendario ha scelto per dare la svolta decisiva alla stagione non è certo dei migliori. Ne viene fuori tanto ardore, in campo e sugli spalti, ma poca lucidità, convinzione nei propri mezzi ma scarsa dose di cattiveria e precisione, e complice l’assetto iper-difensivista indicato dal Super Sergente D’Este alla sua truppa il risultato resta impossibile da sbloccare. Il punto che se preso in trasferta fa almeno morale stavolta ha le sembianze di una sconfitta o quasi, e rende difficile il compito più arduo: mantenere la calma, non farsi prendere dalla precaria situazione, non lasciarsi andare… e non abbattersi, ora più che mai. Obiettivo, chiaramente, che accomuna noi ed i ragazzi che domenicalmente indossano la casacca rossoblu.

Sette sono le tappe di avvicinamento, speriamo, alla meta prefissata. Sette battaglie, "sette finali" come amano dire gli addetti ai lavori in questi casi, di sicuro sette gare che possono valere ventuno punti. Tre solamente quelle da disputare sul terreno amico dell’Arnale Rosso, al cospetto di Viribus, Mentana Jenne e Formia. Quattro quelle da giocare, ahinoi, fuori, rispettivamente a Genzano, LaRustica, Boville e Terracina. Nel dettaglio: tre scontri diretti e tre gare delicate e dalle enormi difficoltà, visto che andremo ad affrontare la seconda, la quarta e la quinta in graduatoria, al momento. Un pronostico tira l’altro, molti però preferiscono sottacere, altri si affidano alla cabala, qualcuno ha tirato in ballo amuleti e passa le nottate a rivedersi la vhs di “Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio”. Le stiamo provando tutte, è evidente, convinti di potercela fare a non tornare dopo pochi anni nel baratro della Promozione. Anche e soprattutto perché… un’eventuale retrocessione potrebbe sancire il definitivo livellamento del calcio locale. Verrebbero meno le prospettive di crescita e rinnovo che alimentano le voci di corridoio e fanno ben sperare in ottica futura. Diventerebbe sempre più difficile auspicare e vedere realizzato un piano a medio lungo termine in grado di riportare dopo tanti anni questo Fondi in categorie superiori. Diverrebbe probabilmente sempre meno appetibile lo stesso prodotto ed anche eventuali imprenditori interessati a rendersi protagonisti di una nuova era del calcio rossoblu potrebbero dirottare i propri investimenti su altre realtà sportive, locali e comprensoriali.

Passa perciò dalle prossime sette partite il futuro del Fondi, il futuro dei nostri giovani promettenti, il futuro di chi ama il pallone in questa città. Per questo motivo non è pensabile assistere in maniera fredda e distaccata ai prossimi due mesi di campionato: la città deve rispondere, lo stadio deve essere riempito nelle tre gare casalinghe che rimangono da disputare, chi ne ha la possibilità deve seguire anche in trasferta la squadra per darle sostegno e calore. Fiducia anche nei momenti difficili. Come stiamo facendo noi, evitando anche quando il fegato non ce la fa più qualsiasi polemica o rimprovero. Lo sappiamo, in campo ci sono tanti ragazzi, l’età media della squadra è molto molto bassa e questo può essere un aspetto importante solo se supportato dall’entusiasmo del pubblico. Le critiche e le esasperazioni potrebbero destabilizzare e la serenità, certo fondamentale per affrontare con la giusta grinta e concentrazione le prossime partite, potrebbe venire meno. Inevitabile allora stringersi attorno a questi ragazzi, ora più che mai. Le delusioni, le amarezze, le sconfitte e questa repressione non avranno vita facile con noi, anzi. Troveranno in questo manipolo un avversario da prendere con le molle, sapremo rispondere a questo momento delicato e lo faremo come nostro solito. In maniera originale e passionale. Senza nasconderci, senza fare un solo passo indietro, a testa alta perché rappresentiamo Fondi, e dobbiamo essere orgogliosi di ciò in ogni ambito. Contro tutto e contro tutti!

Nel nome di chi non è più al nostro fianco e ci segue da lassù, per chi vorrebbe esserci ma non può, per chi ha pagato sulla propria pelle l’amore per questa maglia, per chi la domenica sarà costretto a “stare lontano dalla propria passione”, per chi lo Stato ha disegnato come killer. La squadra ha il dovere di regalarci questa salvezza, non ci sono attenuanti. Come affronta le onde il surfer, col sorriso ed il ghigno di sfida, cosciente di poter superare qualsiasi ostacolo, per poi potersi gettare verso la prossima mareggiata più forte e deciso che mai. Come lo scalatore indomito che non ne vuol sapere di mollare quando a due passi dalla vetta inizia a perdere colpi. Come il ciclista stremato che vede avvicinarsi i suoi inseguitori ma resiste ed anzi sferra l’ultimo attacco staccandoli in fuga, e volando verso il successo. Come un maratoneta a corto di ossigeno, ai limiti della sopravvivenza eppure fermamente convinto della propria forza fisica e mentale, tira fuori l’ultima goccia di fiato e taglia il traguardo da vincitore. Così, sì, così dovremo essere, così dovrà comportarsi il nostro Fondi. Dovrà lottare fino all’ultimo secondo dell’ultimo minuto di recupero dell’ultima partita dell’ultima giornata di campionato.

Finché Vivrò #14

Finché vivrò…

Emblematica la copertina del quattordicesimo atto di questa stagione della nostra fanzine. Doveroso è il messaggio lanciato dagli ultras alla carta stampata ed alle emittenti radiotelevisive, a margine di una lunga settimana di ingiustizie, "disinformazione" e squallida criminalizzazione del mondo cui siamo orgogliosi di appartenere. Un grido di Libertà, per combattere la strategia repressiva che mira a colpire senza pietà ed indistintamente in ogni realtà. All’interno il nostro commento sempre originale alle ultime tre gare: le trasferte di Gaeta e Colleferro e la vittoria in casa ai danni dell’Anitrella. Ancora le immagini della nostra presenza negli stadi del girone, i numeri di questo strano campionato e l’appuntamento per le prossime tappe della nostra corsa verso la salvezza. Et voilà…

Anno IV – Quattordicesimo Atto

Pallamatonn

Trattasi di esclamazione tipica fondana, espressione lapidaria del soggetto arrabbiato o malinconico per il costante verificarsi di un evento decisamente poco gradito. Geremia Iudicone sì che potrebbe trattenere la nostra e la vostra attenzione per ore alla ricerca di altri sfoghi popolari cui poter ricondurre particolari momenti storici, qui basta limitare il tutto ad una spiegazione, forse matematica: ennesima sconfitta in trasferta… in superiorità numerica ed in vantaggio, veniamo raggiunti e superati, assistiamo al replay dell’indecoroso scivolone di Nettuno. Ridiamo vigore anche al Colleferro, le distanze dal sest’ultimo posto in classifica si riducono sensibilmente e torniamo ad essere costretti a "fare bottino pieno" tra le mura amiche per non pregiudicare ancor di più il nostro intenso finale di stagione. Niente male per quella che si presentava come una trasferta apparentemente tranquilla da affrontare con la consapevolezza di poter contare su due risultati, evitando la sconfitta che avrebbe potuto, come è infatti accaduto, riaprire per l’ennesima volta il discorso salvezza. Niente male per una squadra che continua a sorprendere… come qualcuno sostiene: “Ju Funn po’ venc e po’ perd cu tutt quant!”, alternando prestazioni meravigliose ed impeccabili a vere e proprio figuracce, annichilendo in settimana una delle principali candidate alla vittoria finale del torneo e soffrendo maledettamente il forcing e la voglia di vincere di una delle formazioni meno pericolose del girone la domenica seguente.

Nemmeno la terza rete in una settimana del sosia di Varroni ed il secondo centro stagionale del "golden boy" Paolo Conte bastano per scardinare la cassaforte rossonera. Un Graziani in condizioni strepitose deciso a riprendersi la maglia da titolare cambia totalmente la partita, nello stesso momento in cui il Fondi perde per lieve infortunio l’intoccabile Vuolo. Pasquali è costretto a lasciare il centrocampo per occupare la corsia di sinistra, orfana dello squalificato Serapiglia, ed i rossoblu perdono il pallino del gioco. Nonostante sia sotto di una rete e di un uomo quello in campo è un Colleferro scatenato, deciso a ribaltare il risultato per prendersi la vittoria e poter lottare fino all’ultima giornata. Le positive prove di quest’ultimo periodo al cospetto di Gaeta e Terracina vengono confermate da una partita coraggiosa. I ragazzi di Pagliarini corrono e riescono così a colmare le evidenti lacune difensive segnando una rete più degli avversari, e la firma al goal del sorpasso è di quelle d’autore. Con un tocco di destro, la palla col contagiri finisce nel sette della porta difesa da Assogna, a pochissimi istanti dal termine: Ciccio Graziani, ancora lui, ancora a segno contro la sua ex squadra. E stavolta il goal è pesante, pesantissimo, non solo perché regala tre punti ai padroni di casa ma soprattutto perché accorcia le distanze tra il Fondi e la zona play-out. La vittoria preziosa sull’Anitrella ed il buon pareggio di Gaeta lasciano spazio ad un’altra sconfitta fuori casa.

Conseguenza logica di una condotta di gara pressoché identica a quella fornita al “Celestino Masin”, con la variante di diverse occasioni clamorosamente fallite dagli avanti rossoblu. Segnali inequivocabili che la stagione debba chiudersi solo nelle ultime giornate, in un verso o nell’altro. Inizia ad essere un rituale la sconfitta esterna, fatta eccezione per i quattro pareggi conquistati con il Gaeta, la VisArtena, l’Anitrella ed il Velletri. Allo Stadio della Gioventù sono stati i black out difensivi i principali indiziati per il risultato finale, sintomo che la squadra inizia ad avvertire comunque stanchezza. Non è professionismo e l’invenzione del turno infrasettimanale sembra aver pesato sulle gare di domenica. E così i fattori negativi riunitisi in Assemblea decretano il 3-2, il viaggio di ritorno lo si passa con le orecchie attente a captare i finali di gara dagli altri campi del girone da una delle tantissime emittenti radiofoniche romane …e la sensazione è comune: con la VisArtena non possiamo sbagliare. Non possiamo permetterci di sbagliare, dobbiamo assolutamente centrare la vittoria. Anche se D’Este sta costruendo un miracolo, dopo un girone d’andata estremamente negativo la formazione rossoverde ha inanellato una serie impressionante di risultati positivi: roba da vertice, tanto per capirci. Con solo qualche ritocco e la nuova guida tecnica Oppedisano & Co. hanno preso a marciare spediti, con prestazioni superlative (vedi Frascati e Gaeta) ed un attacco capace di migliorare partita dopo partita. Una difesa arcigna ed un paio di ottime individualità in mezzo al campo: ecco la formazione più in forma del momento, e nemmeno a farlo apposta tocca a noi affrontarla.

Ci ritroviamo a vivere le stesse sensazioni di qualche settimana fa, con la diversa localizzazione temporale però, e perciò la partita assume ancora più peso delle precedenti gare interne fortunatamente vinte ai danni di Anitrella e VJS Velletri. Si tratta di uno scontro diretto? Forse non più, visto che la VisArtena ha davvero preso il largo, portandosi a ben 36 punti in classifica, ma la necessità di mettere al sicuro la nostra posizione incamerando altri tre punti è indiscutibile. Tenendo ben presente il ruolino della banda D’Este, reduce da 8 vittorie e 4 pareggi nelle ultime 12 apparizioni. L’avversario non va temuto, certo, ma nemmeno sottovalutato. Per questo motivo è d’obbligo chiamare a raccolta i fondani per riempire di entusiasmo e sostegno l’Arnale Rosso, per legare alla concentrazione ed alla voglia di riscatto della squadra una buona dose di carica emotiva e stimoli. È forse il momento più delicato della stagione: una vittoria ci darebbe ossigeno e maggiore tranquillità in vista della terribile trasferta di Genzano, un pareggio o una sconfitta aprirebbero scenari che non osiamo nemmeno immaginare. Il Fondi sa come venirne fuori, può restituire al mittente la beffa subita nella gara d’andata, deve solo conquistare la vittoria per rosicchiare un’altra fetta di salvezza. Gli ultras sono pronti ad un’altra domenica… di passione.

Gianfranco Zigoni

UNO di NOI

Torna la nostra rubrica dedicata a chi ha ben dimostrato in campo e soprattutto fuori di avere un cuore ultras. In quest’occasione vi presentiamo il mitico Zigoni.


Gianfranco Zigoni

Nasce a Oderzo (Tv) il 25 novembre 1944 e trascorre la sua infanzia nel quartiere periferico Marconi. Da adolescente diventa la punta di diamante del settore giovanile dell’Opitergina, squadra della sua città, dal cui vivaio usciranno in quegli anni molti ragazzi talentuosi approdati anche al professionismo.

 

Passa poi nelle giovanili della Juventus, debutta in prima squadra il 10 dicembre 1961 in campionato contro l’Udinese appena diciassettenne. All’epoca gioca anche un’amichevole con il Real Madrid, persa dai bianconeri per 3-1: al termine della gara Josè Emilio Santamaria, difensore delle merengues, lo paragona a Pelé. Zigoni in tre anni gioca solo quattro partite in Serie A segnando un gol, poi viene mandato "a farsi le ossa" al Genoa, dove arriva nell’estate del 1964. Nella sua prima stagione in Liguria segna in media una rete ogni tre partite: saranno otto in tutto al termine della stagione, che non basteranno però a salvare i rossoblù dalla retrocessione. Al termine del prestito Zigoni torna a Torino: con la Juve nella stagione 1966-67 vince il suo unico scudetto, contribuendo ancora una volta con 8 gol in 23 partite. Nella stagione successiva gioca le sue uniche partite in Coppa dei Campioni ed il 25 giugno 1967 gioca la sua unica partita in nazionale, Romania-Italia 0-1. Zigoni va a giocare nella capitale, nella Roma di Amarildo, Luis Del Sol, Aldo Bet, Franco Cordova. Nel 1972 passa al Verona. Negli anni passati in Veneto segna meno che nelle stagioni precedenti ma continua a mostrare la sua classe, specie in episodi come il celebre 5-3 al Milan del 20 maggio 1973.

Nel 1974 la squadra viene però retrocessa d’ufficio all’ultimo posto per illecito sportivo: Zigo allora, nonostante una generosa offerta dell’Inter, resta, e contribuisce alla grande nella stagione successiva alla promozione con 9 gol, il massimo bottino da lui raccolto nelle sei stagioni in maglia gialloblù. In maniera simile a quanto accadrà dieci anni dopo con Maradona a Napoli, Zigoni entrò nel cuore della tifoseria fino a diventare un vero e proprio divo, un intoccabile: per questo poté permettersi di arrivare in ritardo agli allenamenti e perfino di rispondere per le rime al presidente Saverio Garonzi. Ancora oggi, a distanza di trent’anni, pare che il suo nome venga a volte scandito durante i cori degli ultras veronesi. A Verona fu campione di sregolatezza: celebre divenne il suo look comprensivo di cappello da cow-boy, pistola e petto nudo con pelliccia aperta sul davanti. In queste condizioni una volta si presentò in campo, in segno di "protesta" contro l’allenatore Ferruccio Valcareggi che lo aveva lasciato in panchina. Nel 1978, ormai 34enne, passa al Brescia, in Serie B. Durante il suo primo anno con le rondinelle segna 4 gol in 21 partite, mentre nella stagione successiva non andrà mai in rete. Nel 1980, a 36 anni, decide così di abbandonare per sempre il calcio professionistico tornando nella città natale a giocare in un’ambiziosa Opitergina, con la quale sfiora allo spareggio una storica promozione in Serie C2. Termina la carriera quarantenne tra gli amatori dell’U. S. Piavon. Dopo il ritiro Zigoni entra come allenatore nel settore giovanile dell’Opitergina ed in seguito del Ponte di Piave e del Basalghelle, società amatoriali della zona.


Trascinatore delle folle, idolo di tutte le tifoserie delle squadre in cui ha giocato, si è procurato con gli anni una reputazione di ribelle ed eccentrico per il suo amore per l’alcol, le donne e i motori e per alcuni suoi comportamenti piuttosto bizzarri. Divenne per questo uno dei calciatori simbolo degli anni settanta.
Nel 2002 ha pubblicato, per le edizioni Bibliotecha dell’Immagine di Pordenone, una sorta di irriverente autobiografia con alcuni racconti di vita, spesso leggermente "romanzati", raccolti dall’amico e collega Ezio Vendrame. Attualmente viene invitato a partecipare come opinionista in diverse trasmissioni calcistiche di TV locali.

Primo Nemico

"PRIMO NEMICO"

Essere ultras a Napoli? Ho sempre vissuto in maniera scomoda, contro tutto e contro tutti. Perché l’avversario è sempre un nemico, ma "il blu" sarà sempre il "primo" nemico. Tenerlo dentro è qualcosa che non si può spiegare a parole, ce l’hai e basta. E’ una fottutissima botta, un concentrato chimico che esplode e va da sé. Non si controlla lucidamente, cerchi di fare attenzione a tutti i particolari, metti su una pur minima strategia, ma quando devi partire, quando devi agire, ti sorreggono solo le palle, la tua forza, la tua agilità e tutto quello che hai dentro per andare oltre.

Sem d Funn

I presupposti per conquistarlo c’erano tutti, poi la prestazione offerta sul sintetico del “Riciniello” ha lasciato esterrefatti per intensità ed ardore, ed allora siccome la matematica non è un’opinione ecco in tavola il pareggio, il punto che può fare la differenza in questo burrascoso finale di stagione. Giusto premio per una squadra che ha saputo affrontare il più quotato avversario senza soffrire però il minimo timore o prestare il fianco a quello che poteva essere l’aspetto decisivo del piovoso pomeriggio gaetano, e cioè lo stimolo dei locali di prendersi una rivincita nei nostri confronti dopo la bellissima rimonta della gara d’andata. A contrastare ogni velleità della banda Magliozzi c’hanno pensato undici leoni, concentrati al massimo, pronti al sacrificio, apparsi ancora più motivati dopo la preziosa vittoria interna ai danni dell’Anitrella. Potersi fregiare di aver rosicchiato ben quattro punti su sei alla terza forza del torneo è una bella soddisfazione per i ragazzi rossoblu, soprattutto considerando che col pareggio ottenuto Mercoledì scorso si è tornati a fare punti in trasferta dopo più di qualche uscita poco positiva e sicuramente tutt’altro che redditizia in termini di classifica. Tutti al posto giusto, quindi, gli ingredienti necessari per poterlo definire un pomeriggio indimenticabile… aggettivo che trova riscontro massimo nell’esultanza che ha coinvolto la truppa di ultras al seguito del Fondi e tutta la squadra che ha fatto festa con i propri sostenitori intonando addirittura qualche coro. Cosa vogliamo di più?

Calendario alla mano è evidente che la situazione sia nettamente migliorata rispetto al dopo partita di Nettuno, soprattutto in considerazione del fatto che oltre ai quattro punti raccolti negli ultimi due turni a rafforzare il nostro piazzamento apparentemente tranquillo di classifica sono arrivati i risultati delle dirette concorrenti nella lotta salvezza. Volgarmente parlando è passata un’altra giornata di campionato, restiamo sei punti più su del sest’ultimo posto, abbiamo fatto il pieno di entusiasmo e fiducia e ci apprestiamo a raggiungere lo “Stadio della Gioventù” di Colleferro per un nuovo importante scontro diretto, potendo contare, se così possiamo dire, su “due risultati su tre”, e questo non è poco, anzi. In questo finale di stagione che nasconde incognite e sorprese clamorose, per tutelare il più possibile il nostro titolo in questa categoria abbiamo bisogno di travestirci da medici e studiare nel dettaglio ogni singolo aspetto: avversari, statistiche, diffide ed infrazioni, ammonizioni e squalifiche, infortuni altrui e scontri diretti. Stilando quasi chirurgicamente una tabella di marcia, un sentiero che possa portarci alla salvezza senza sofferenze ulteriori. Ragionando in quest’ottica uscire indenni dalla delicata trasferta a Colleferro vorrebbe dire aver aggiunto un altro tassello, un mattoncino, nella costruzione del nostro obiettivo e poterci affacciare al prossimo incontro, la gara tra le mura amiche dell’Arnale Rosso di Domenica 18 Marzo al cospetto della sorprendente VisArtena dell’altezzoso D’Este con il morale a mille e la carica giusta per salutare quasi definitivamente la zona calda di classifica.

Di certo non saremo noi a soffermarci su alcune presunte gaffe del direttore di gara che ha arbitrato a Gaeta, e non solo perché probabilmente si è trattato di una delle poche giacchette nere presentabili viste all’opera in questa tormentata annata, bensì perché riteniamo spropositato il comportamento di alcuni dirigenti locali che hanno voluto a tutti i costi identificare nella conduzione arbitrale i motivi di un pareggio che, a conti fatti, rispecchia l’andamento dell’incontro. Sì, sicuramente una squadra ha provato a vincere la partita più dell’altra, ma andando ad analizzare le singole occasioni da rete potremmo scovare più di un inaccettabile liscio sottoporta in area biancorossa ed un paio di svarioni imbarazzanti della retroguardia gaetana che solo casualmente non ci hanno permesso di affondare il colpo. D’altro canto un paio di grandi interventi di Assogna, un forcing finale logicamente prevedibile visto il risultato di parità che allontanava il Gaeta dalle prime della classe, qualche episodio di basso profilo che ha visto coinvolti giocatori di casa evidentemente innervositi dall’atteggiamento rabbioso, certo agonisticamente parlando, della squadra ospite. Classica atmosfera da partita fondamentale per il cammino di entrambe le formazioni verso i propri rispettivi traguardi: e qui arriva la nota più importante del nostro commento alla partita, perché come anticipato nel raccontarvi l’esito della gara interna di Domenica scorsa fare punti al “Riciniello” poteva essere solo un surplus, non troppo preoccupante sarebbe stata la situazione se non si fosse guadagnato nulla, considerando le difficoltà che presentava l’incontro e le motivazioni della compagine cara al simpatico Cogliandro.

Questo, naturalmente, perché logica voleva sentire e considerare maggiormente decisiva la trasferta in quel di Colleferro, ed invece come spesso avviene nel calcio la formazione favorita alla vigilia ha dovuto arrendersi alla volontà ed alla determinazione dell’avversario. Sotto l’ennesimo diluvio stagionale, questo non va assolutamente dimenticato: dopo Velletri, Gallicano nel Lazio, Terracina ed Impero Romano. Il minimo comune denominatore parla da sè: il Fondi bagnato sfodera prestazioni sbalorditive e guadagna punti importanti, anche ribaltando risultati che potrebbero sembrare ampiamente compromessi. L’altro minimo comune denominatore è il calore che accompagna questa squadra, sempre e comunque, ma con maggiore vigore quando sono le difficoltà a farsi largo. Sintomo di un attaccamento morboso a questa maglia, alle sorti del calcio cittadino, alla difesa dei colori e dell’orgoglio fondano, nonostante tutto e nonostante tutti. E credeteci… urlare il nome della propria città davanti a centinaia di persone che assistono in un malinconico silenzio teatrale agli ultimi minuti di gara è quanto di più lussurioso e godereccio possa esserci. Fondi non molla, Fondi non si abbatte, Fondi ha le palle sotto. "Si sente???" 

Cesarini docet

…a volte rappresenta un toccasana, altre volte una tragedia sportiva, ti rovina la domenica, e non solo, ti pregiudica il morale per tutta la settimana, in attesa di poter mettere in atto una pura rivincita, quel pronto riscatto che ti fa dimenticare in un solo colpo amarezze e delusioni. Certo è che il pallone è rotondo e quindi non preclude sorprese e clamorosi risultati, ma prevedere il tabellino finale dello scorso turno di campionato sarebbe stato proibitivo anche per il Mago di Arcella. E la soddisfazione più grande è rappresentata dal contemporaneo verificarsi di più vittorie in extremis che disegnano una 24a di vera goduria per i colori rossoblu: una combinazione favorevole che unita al pesante successo interno ai danni di un coriaceo Anitrella fa sì che la zona più calda della classifica resti in cantina, ben sei lunghezze infatti ci separano dal gruppo in apnea guidato dal MentanaJenne che però dovrà recuperare Mercoledì 21 Marzo l’incontro in casa al cospetto del sorprendente BovilleErnica del fondano Stravato.

Il panico! Varroni si traveste da VanBasten, sigla una doppietta fatta di ardore, classe e spregiudicatezza, capitalizzando al massimo, regalando al Fondi la vittoria più importante della stagione, almeno fino a questo momento. Dopo 85 minuti di batti e ribatti, pali e grandi interventi dei numero uno, sostanziale equilibrio rotto da alcune ottime trame rossoblu tra le quali vale la pena sottolineare un’intesa pressoché perfetta tra il pimpante Langiotti ed il combattivo Pasquali. Il primo tempo vola via non senza sussulti, da una parte e dall’altra, il pubblico apprezza ed il risultato ancora inchiodato sullo 0-0 contribuisce a rendere ancora più emozionante la ripresa. Seconda frazione che si trascina fino al ventesimo carica di tensione e paura di perdere: le squadre vogliono vincerla sì, ma sembra che più di un giocatore abbia paura di un errore che potrebbe risultare decisivo. La convinzione che la gara possa essere risolta solo da un episodio prende piede sugli spalti dell’Arnale Rosso. Il sole non smette di battere, il clima estivo rende piacevolissimo l’incontro, tutt’altra cosa pensano le nostre ascelle impegnate a nuotare per restare a galla. Si suda, si sostiene a squarciagola la squadra, il piede è ormai fisso sull’acceleratore, il goal è nell’aria. Calderoni ha preparato più che scrupolosamente la partita, nonostante le lancette continuino a girare senza sosta l’agonismo del primo tempo ha lasciato spazio alla calma apparente tipica di una partita a scacchi. E come spesso accade nei film drammatici con un lieto fine è una sorpresa a decidere le sorti del protagonista, la sorpresa della domenica pomeriggio rossoblu porta il nome di Varroni. Una vistosa ferita lo costringe in panca, e quando fa il suo ingresso in campo la sensazione predominante è quella della fatidica “ultima carta”: Paolella ha fatto il suo, sfiorando la rete in un paio di occasioni, Gisfredo leggermente al di sotto delle ultime uscite, Fiore tenuto a bada da almeno due avversari, Langiotti idem. Ma non può finire così, sarebbe troppo pericoloso.

In mattinata abbiamo ricevuto regali dal Gaeta, dal Cecchina, dalla VisArtena, dal DianaNemi, Reali ha appena portato in vantaggio il BovilleErnica sulla VJS Velletri. È il nostro momento. Maglitto a Colleferro al 93esimo, DeSisti sul campo de LaRustica al 92esimo. Affondo rossoblu, guadagniamo un corner. Il cross, mischia furibonda, la palla rimbalza nell’area piccola, Varroni se ne accorge e tira fuori un tempismo fino ad oggi tenuto misteriosamente nascosto. Senso del goal da cannoniere di razza, destro forte ed ignorante, troppo centrale ma la distanza ravvicinata rende impossibile ogni intervento dell’estremo difensore neroverde: uno a zero, palla al centro. Tra qualche giustificato richiamo però, perché il centravanti rossoblu festeggia con i propri compagni, abbraccia mezza panchina, saluta un po’ tutti e solo tornando a centrocampo si ricorda dei propri indomiti ultras. Giusto allora da parte nostra ricordarlo a chi scende in campo, e fortuna vuole che la festa possa essere totale pochi minuti dopo! Il pupillo dei Blousons scende sulla corsia di sinistra, prima coglie una traversa su palombella al portiere ospite e nell’azione seguente scodella al centro una palla molto invitante, Varroni lascia tutti a bocca aperta: stop e movimento da cestista sul difensore avversario, rovesciata in un attimo e sfera che si insacca sul palo lontano. Apoteosi collettiva, pubblico incredulo, squadra di corsa a festeggiare sotto il nostro spicchio, l’uomo della domenica dimostra di aver capito l’errore precedente e sfoga la sua e la nostra rabbia sulla rete in un’esultanza indimenticabile.

Ancora due giri di lancetta ed arriva il triplice fischio finale, mentre sugli spalti dell’Arnale Rosso ma soprattutto sul Viale dell’Insulto sembra di essere capitati al Carnevale di Rio. Festa, festa grande per un risultato prezioso, tre punti che valgono doppio se non qualcosa in più. Vittoria scacciacrisetta che ci permette di prendere la via del “Riciniello” di Gaeta con fiducia ed entusiasmo, per quella che si presenta inevitabilmente come una partita difficilissima, ma non fondamentale come invece potrebbe essere la trasferta di domenica prossima allo “Stadio della Gioventù” di Colleferro per un nuovo scontro diretto. Due partite lontano dal fortino Arnale Rosso per capire se finalmente possa trovare soluzione il problema dei risultati esterni: noi ultras intanto pensiamo al nostro dovere, in pochi o in tanti il nostro sarà un mercoledì da Champions League.

Finché Vivrò #13

Finché vivrò…

Per ribaltare l’umore dopo la cocente sconfitta di Nettuno la parola d’ordine è "reagire". E per questo motivo la copertina della tredicesima pubblicazione stagionale della nostra fanzine non poteva non essere tematica. Sulla falsariga del mitico DylanDog, per quella che è la partita più importante della stagione: dentro o fuori! Nel pieghevole degli ultras rossoblu il commento alle ultime gare, la vittoria interna con l’ImperoRomano e la deludente trasferta al "Celestino Masin", le foto più belle e divertenti della nostra costante presenza e, direttamente dalla rubrica Storie Mondiali l’interessante articolo sul baby-boom in Germania durante la scorsa estate. Da ActionNow PlayOldStyle un pezzo sul fair play per contratto, adottato dal Torquay United in quarta categoria. Poi un’occhiata ai prossimi impegni calendario alla mano, riflettori sui numeri del torneo con i risultati e la classifica aggiornata, ed infine l’invito ad aderire alla petizione popolare per Curva Antonio Iacuele.

Anno IV – Tredicesimo Atto