Archivi del mese: febbraio 2006

Nessun diffidato?

Ma come? Tutta quella gazzarra, quelle corse, quegli insulti, quegli spintoni, quei colpi proibiti… e non scatta nessuna diffida? Nemmeno una squalifica? Neanche una denuncia? E se fosse capitato sugli spalti? Se ad inscenare l’indecoroso spettacolo del dopo partita sul terreno di gioco del “Perrone” di Formia fossero state le due tifoserie, quella di casa ed i supporters al seguito del Fondi? Non osiamo immaginarlo. Meglio sorvolare direbbe qualcuno, far scivolare l’accaduto sperando che finisca presto nel dimenticatoio, per evitare “multe” e scongiurare provvedimenti disciplinari su suggerimento del Direttore di gara, unico ed autentico giudice in occasioni di questo genere, soprattutto in categorie come l’Eccellenza dove non si fa ricorso alle cosiddette prove televisive se non per ridere degli errori/orrori grammaticali di questo o quell’intervistato… ed invece a noi la memoria ha riportato agli occhi la passione di un nostro fratello di curva che dallo scorso Maggio è costretto a restare lontano dalla famiglia degli Old Fans a causa di una discutibilissima diffida emessa in seguito agli scontri avvenuti durante la gara casalinga con il Velletri. Ma d’altronde sarebbe bastato anche solo tornare indietro di un’ora e mezza: quando all’ingresso dello Stadio “Perrone” un tifoso formiano è stato fermato perché in possesso di quattro “rauti”, ed in un batter d’occhio nei suoi confronti è scattata la misura della Daspo prevista dalla Repressione condotta dal Ministro Pisanu in tutti gli stadi italiani. A testimonianza della disparità di trattamento che continua ad imperare, quasi a voler depenalizzare la vera criminalità pur di punire severamente e senza alcuno scrupolo lo spirito ultras che accomuna milioni di ragazzi in tutta la penisola.

Una manovra che vede sacrificato il folklore del fumogeno, la nebbia colorata che ricopre i settori occupati dalle tifoserie in occasione di particolari coreografie o anche solo per fomentare ancor di più la domenica quando la partita offre pochi spunti di entusiasmo. Una serie di provvedimenti che ha spinto addirittura a vietare in alcuni stadi l’introduzione di bandiere e stendardi, ovvero costringendo ad abbandonare le aste perché potenzialmente pericolose in caso di incidenti e tafferugli tra tifoserie o negli stessi riguardi delle Forze dell’Ordine. Qualcosa di paradossale, signori, qualcosa che ci vorrebbe omologati, già sulla strada del sentiero inglese, dove però la situazione non è mai stata paragonabile a quella nostrana. E quello che probabilmente peggiora lo stato delle cose è l’assoluta inadeguatezza di alcuni soggetti a poter prestare servizio in alcune gare di cartello, o ancora l’incapacità di dialogo di alcuni, ma anche il fare presuntuoso e provocatorio di altri che “in divisa” diventano leoni cattivi e crudeli che farebbero forse rabbrividire i “tastieristi” più accaniti ed arroganti. Questo è il clima che si respira in molte occasioni, non in tutte fortunatamente perché va detto che meritano di essere ricordate le eccezioni, per fare le dovute e serie distinzioni. Ma su alcuni campi la realtà racconta di intrusioni e gratuite aggressioni verbali, perquisizioni “di stampo erotico”, apertura totale di ogni striscione o drappo per non parlare di eventuali rotoloni da srotolare fino all’ultimo centimetro (e molto spesso da “spiegare” nel caso ti sia toccato l’ignorantello o il perfettino che fa finta di non aver capito il messaggio per farti perdere ulteriore tempo e permettere il tuo ingresso sugli spalti tanto desiderati solo a partita abbondantemente iniziata!). Il colmo però lo riscontri solo quando viene fuori che “quell’ascia è riconducibile ad una dittatura” oppure che “il nome del vostro gruppo ha valore di incitamento alla violenza ed alla discriminazione”!

Bud Spencer e Terence Hill nell’indimenticabile pellicola che li vedeva nelle vesti di “due particolari piedipiatti” (da sganasciarsi dal ridere) avrebbero almeno l’attenuante di poter regalare una battuta, qui la situazione è davvero imbarazzante! E non esageriamo, in quanto le interpretazioni fasulle o addirittura ipocrite sono all’ordine del giorno, tanto da non lasciare più meravigliati, visto che si è arrivati anche a confondere volutamente lo striscione che faceva da corollario alla coreografia con cui salutammo il ritorno in Eccellenza, e cioè la gara del campionato di Promozione tra Fondi e Sant’Apollinare: “1922-2003 Nel nome di Fondi, per l’onore e la bandiera”. Pensate che l’anno di fondazione della squadra rossoblu fu confuso con un preciso momento storico della nazione italiana, figuratevi cosa può uscirne fuori dalla traduzione di uno slogan in lingua inglese o peggio dalla velocizzazione di un coro… chissà se da un “aprite le porte” verrà fuori un “buttate le bombe”? Riflettiamo, tutti, ultras di ogni realtà di questo Girone B, ma in maniera generale ragazzi e ragazze di tutte le curve d’Italia.

Della partita come al solito non pretendiamo di raccontare ogni piccolo dettaglio, preferiamo limitarci ad una semplice infarinatura, spesso siamo costretti a dover precisare le notizie di alcuni quotidiani, altre volte ci capita di dover correggere addirittura marcatori o resoconto delle occasioni da rete, e sinceramente sarebbe ora che ognuno dimostrasse responsabilità e serietà nello svolgimento del proprio “compitino” o ruolo. Si sa che una voce indipendente contribuisce a creare imbarazzo e timore, auspichiamo che possa contribuire ad una maggiore schiettezza e sincerità, ad una vittoria della verità a discapito delle facili illusioni che possono scaturire da una telefonata fatta in fretta e furia o da una chiacchierata sull’esito della partita che tiene in considerazione solo il parere di una delle due formazioni scese in campo. Orsù, avanti con la trasparenza! Ed allora sarà semplice ritrovarsi d’accordo nel giudicare prezioso ed esaltante il pareggio ottenuto a Formia, non in virtù del punto guadagnato (che a conti fatti non cambia la classifica e probabilmente al termine della stagione risulterà assolutamente ininfluente!), bensì per aver evitato una nuova sconfitta nei derby, per aver mantenuto in piedi una lunga imbattibilità su quel campo negli scontri con i biancoazzurri, per aver gioito di Gisfredo e del suo primo sigillo stagionale grazie al quale ha potuto sfogare tutta la propria grinta e felicità con una corsa sotto il nostro settore che noi ultras non dimenticheremo. Perché è questo che ci gratifica, è questo gesto, così logico quanto spontaneo e doveroso, che ci fa tornare a casa con gli occhi illuminati. Basta poco alcune volte per cancellare un’altra domenica passata a soffrire, a cantare contando le palle goal create dagli avversari e chiedendo ironicamente “nu tir in port, alè”! Altri novanta minuti sono andati in archivio, resta da giocare l’ultima parte della stagione: noi, in dieci e in cento, ci saremo! Al di là della classifica!


…sciarpata!


…pane e pallone!


…nebbia: guidare con prudenza!


…primo piano!

Scally


"SCALLY"


Andy Nicholls ha vissuto 25 anni di hooliganismo al seguito dell’Everton Football Club: le battaglie di massa degli anni ’70, la nascita della cultura casual, il boom dell’ultraviolenza della prima metà degli anni ’80 e la scrematura degli anni ’90 con firms sempre più piccole, compatte ed organizzate. Gli Scousers sono sempre stati odiati dagli altri tifosi per tutto quel rubare e l’uso disinvolto dei coltelli. Senza dubbio sono stati gli Scallies i primi ad andare all’estero a rubare roba griffata, dando così via all’era casual. Quanto a sfregi e coltellate, basterà leggere la truce storia dei County Road Cutters e dei loro attacchi a base di Stanleys, rasoi, coltelli di ogni genere, asce e machete. Dalla stazione di Lime Street a Goodison non è mai stata una passeggiata per deboli di cuore e la sostanza era che se qualcuno si presentava con una firm a Goodison veniva pestato, e spesso tagliato. Un’accurata e circostanziata ricostruzione dello sviluppo della Terrace Culture nel Merseyside, arricchita da un’aneddotica a cinque stelle e condita da vagonate di tipica verve Scouse. L’odio per i Reds, incattivitosi col passare degli anni mentre una volta gli hooligans dei due clubs potevano mescolarsi per attaccare mobs rivali in visita in città, soprattutto nel caso di Mancs e Cockneys. L’acredine sanguinaria messa su con i Boro. Il confronto violento con le firms della capitale analizzato esaurientemente per singolo club. Il problema del razzismo e le implicazioni della campagna “Everton Are White”. Il difficile inserimento degli Scousers nella scena della nazionale. L’Heysel, vissuto in prima persona. La rivista GIT, ideata da Nicholls come prima fanzine hooligan indipendente e bandita dal governo dopo un solo numero. La rifioritura dalla componente hooligan con gli Snorty Forty. L’Europa vissuta in due campagne di coppa e attraverso una serie di effervescenti ritiri pre-stagionali. Il traghetto dirottato nel mezzo del mare d’Irlanda. Le molotov al pullman del Wimbledon e il piano per accoltellare Vinnie Jones. La trasferta in limousine.

Maine Road Guvnors




"MAINE ROAD GUVNORS"

Mickey Francis, insieme ai suoi due fratelli è cresciuto in una delle tante strade di quel ricettacolo di malessere che era il Moss Side, uno dei ghetti più duri d’Inghilterra, popolato da immigrati Caraibici e segnato da massiccie demolizioni; un oscuro dedalo ottimale per incutere terrore. Proprio l’area dove sorgeva Maine Road il vecchio stadio del Manchester City. Per i tifosi ospiti un incubo senza fine. A causa della brutalità imposta in casa dal padre, fin da piccoli i Francis hanno coltivato una cruda predilezione per la violenza, mettendo su gangs tribali con gli altri bambini della zona. Una volta cresciuti, per quindici anni (’74-’88) sono stati membri attivi di varie firms di hooligans al seguito dei Blues. In principio i Cool Cats, la firm nata come unione granitica di ragazzi black della zona arrivati sulla scena a sfrattare i veterani dei primi anni ’70 che, visti anche i legami con il National Front, non avevano certo visto di buon occhio tutto quel subbuglio black ad impossessarsi del Kippax, l’enorme gradinata dove si sistemava il tifo più turbolento del City. In seguito sarebbe arrivato il momento della Mayne Line Motorway Service Crew e poi, nel pieno del boom della cultura casual, largo a Guvnors e Young Guvnors. Attraverso un frenetico vortice di scontri ecco ripercorse tutte le varie rivalità trascinatesi per anni, con particolare attenzione a quelle con Man United, Scousers, Cockneys e Leeds. Un quadro prezioso delle dinamiche interne alle varie firms. La predisposizione dei Guvnors a non usare armi e i loro codici di ingaggio che prevedevano lo scontro solo con mobs rivali altrettanto motivate al confronto. Mickey, incarcerato (non per la prima volta, non per l’ultima) nell’ambito di Operation Omega ha dovuto allontanarsi dal football ma non dalla violenza lavorando come buttafuori in pubs e clubs in giro per “Gunchester”. Mickey non rinnega nulla del proprio passato, e questa è la sua storia di coriaceo e leale combattente delle gradinate.

Benvenuti nel Moss Side…..non si fanno prigionieri!

Arrapati di pallone

“Se solo potessimo contare sulla rosa della passata stagione probabilmente potremmo essere al vertice del Campionato e giocarci a tutti gli effetti la promozione in Serie D!”, questa la frase ricorrente sugli spalti dell’Arnale Rosso, sotto il Castello, nei bar della città, in queste settimane. Non per screditare il grande impegno profuso dai ragazzi che scendono in campo ogni domenica, ne tantomeno per esaltare le gesta di chi comunque avrebbe potuto offrire di più rispetto al reale rendimento mostrato nel corso dello scorso torneo. Solo per riflettere sulle potenzialità di quella che a tutti gli effetti era la terza forza, alle spalle di Cassino ed Almas, e che, riproposta in questa nuova avventura, avrebbe sicuramente proiettato la formazione rossoblu nei quartieri altissimi della graduatoria, tenendo conto del livellamento “in basso” dell’aspetto tecnico medio delle squadre presentatesi ai nastri di partenza agli inizi di Settembre. E considerando anche il fattore di non poco conto relativo allo spostamento nel Girone A della corazzata di Mister Durante e del bizzarro Anzio caro al simpaticissimo Presidente Rizzaro e forte delle capacità messe in campo dal tenace Pernarella. Certo la concorrenza, che porta i nomi di Terracina, Morolo e Cecchina, senza dimenticare il temibile Cynthia, non è così irrisoria, ma di sicuro, anche secondo il parere degli addetti ai lavori, l’equilibrio che regna in questo Campionato di Eccellenza 2005-2006 è dettato dal notevole ridimensionamento tecnico che ha coinvolto un po’ tutte le formazioni, dalle “romane” alle “ciociare”, con la conseguenza che anche una squadra come la nostra abbia la chance di respirare aria di vertice, con le dovute avvertenze note a tutti però.

Va elogiato lo spirito di gruppo di Rizzi e compagni, va reso merito alla buona dose di fortuna che non guasta mai e che continua ad accompagnarci, come naturale e logica risultanza delle clamorose proteste avanzate all’indomani di reali e/o presunti torti arbitrali così condizionanti da ribaltare l’esito del campo. La Dea Bendata ci ha preso per mano, sospinta sulle fasce dalla continuità di rendimento dell’ottimo Fiore, dalla verve di un determinato Sorrentino, dalla voglia di vincere del giovane e promettente Marrocco, fortificata dalla superba stagione di Campobasso e del sempreverde Capitano. Ed è così che ci ritroviamo lì, con quella matematica che ci fa sentire ancora in corsa per la prima piazza.

Un ulteriore argomento in grado di avallare le nostre parole quando diciamo che si tratta di un torneo di profilo mediocre è evidente se andiamo ad osservare le statistiche relative alle sconfitte subite dalle prime della classe: 5 per Pistolesi e Volante, 6 addirittura per Turazza e company. Un dato eloquente, a cui vanno aggiunte le irrisorie distanze che separano le prime dalle dirette inseguitrici, come pure le ultime dalle squadre a rischio. Ecco quindi che una vittoria riesce a far tornare il sorriso, anche se solo sette giorni prima si è usciti sconfitti per la sesta volta in un anno e mezzo nei confronti con il Terracina. Ecco che tre punti fanno sbocciare l’arcobaleno! E all’orizzonte una notizia interessante che può intrigare…

Uno spunto che merita apprezzamento e stima ce lo offre la Polisportiva Gaeta che, con un comunicato ricco di “mea culpa” e tentativi di giustificazione, presenta comunque le sue scuse alla cittadinanza tutta ed in particolare modo ai propri simpatizzanti per la sconfitta rimediata nel coloratissimo derby del Golfo. Un atto di coerenza e riconoscenza che probabilmente rappresenta l’eccezione che conferma la regola, un gesto che ci sembra di poter definire nobile e che speriamo non resti isolato, anche perché, fa male ricordarlo, sono tanti gli sconti persi in queste ultime stagioni nei confronti con le formazioni “vicine di casa” e niente si è mosso! Fa nulla, non è questo che pregiudica una scelta o un comportamento, vero? Piuttosto quel che farebbe in un certo senso piacere potrebbe essere rappresentato da un atteggiamento più elastico e democratico di tutte le figure rientranti nello scacchiere fondano, senza nessuna esclusione. Farebbe piacere una maggiore coerenza, gradiremmo che il rispetto fosse dominante su qualsiasi polemica o presa di posizione, e che anche i meno moderati divenissero “di carne e ossa”, uomini, ed in quanto tali responsabili, con i propri diritti ed i propri doveri, con le proprie idee e valutazioni da difendere limpidamente se altri hanno il coraggio e l’eleganza di esporre pareri discordanti, proposte alternative, sollevando dubbi e chiedendo delucidazioni doverose. Già questo contribuirebbe a ristabilire un clima di serenità. Anche perché le opinioni e le linee di condotta non hanno la connotazione di una farfalla dal disinvolto volare di fiore in fiore. I pensieri restano, e resteranno!

Se poi vogliamo discutere anche di calcio giocato allora dobbiamo dire con gioia di aver assistito alla più bella ed avvincente gara dell’intera stagione, naturalmente resa ancora più gloriosa e da ricordare per il risultato finale che premia la nostra ciurma. Una partita giocata a viso aperto da entrambe le formazioni, un equilibrio generale che però non faceva annoiare i sempre più pochi presenti all’Arnale Rosso. Pali, traverse, miracolosi interventi degli estremi difensori, una giusta misura di agonismo e grinta, quel pizzico di cattiveria sportiva che sarebbe il caso di tirare fuori anche nelle partite più sentite, ed ecco che il Fondi stende il Velletri. Non dice fandonie Pascucci quando parla di una partita che sarebbe potuta terminare con qualsiasi risultato, perché le squadre hanno creato, e molto. Un doveroso ringraziamento sentiamo di doverlo rivolgere al povero Bologna che con il senso del goal del miglior Pippo Inzaghi ha messo dentro la palla del 2-1 dopo l’azione caparbia del mini bomber Marrocco ed il tiro non trattenuto dall’ottimo Pepe. Magari ogni domenica potessimo assistere ad un calcio così scoppiettante, un calcio che forse lascia a desiderare sotto il profilo tattico ma che riempie gli occhi. Nella mattinata di domenica ci aspetta un nuovo derby, al “Perrone” di Formia, un appuntamento di prestigio per due città dalla grande tradizione calcistica, due città “arrapate” di pallone.


…mani in alto!


…pochi ma "belli"!


..i soliti esaltati!


…chiamate la neuro!

Copione rispettato

No, non si tratta di una rivisitazione di un tormentone del 1980, e nemmeno di una replica a grande richiesta del migliore episodio di “Beautiful”. Questa è solo la triste realtà! 1-0, ancora 1-0! L’ennesimo derby è andato in soffitta con il solito risultato. Come da tempo pronosticato dallo showman Trotta, ecco che il Terracina balza al comando della classifica, con tre punti pesantissimi che permettono al team del burattino Lauretti di liquidare la nostra volenterosa squadra ed in un sol boccone di mettere la freccia e sorpassare il Morolo. Una domenica davvero da ricordare per i tigrotti, ed invece una nuova cocente delusione per noi ultras rossoblu. Ancora una volta presenti all’appello ma sistematicamente derisi dal responso del terreno di gioco. Pensare che solo nelle ultime due stagioni il Terracina ha spadroneggiato sul Fondi per ben sei volte sulle sette partite che ci hanno visti a confronto… qualcosa evidentemente non quadra! A noi inizia a sorgere un dubbio, è forse una bestia nera? Bastano la sfortuna e il solito ricorso a presunti errori della terna arbitrale per giustificare questo nuovo passo falso? O sarebbe meglio riflettere sulla formazione con cui siamo scesi in campo?

Modulo che ricordava ai più la Roma di Luciano Spalletti di questo scorcio di stagione che risulta essere una delle formazioni in grado di offrire risultati con l’importante corredo di buon gioco, a tratti spettacolare. Il guaio è che l’ex tecnico dell’Udinese può contare su Totti e Mancini, Taddei e De Rossi, un Perrotta in condizione “mondiale” ed un Dacourt pronto a “tagliare e cucire”. Ebbene al “Colavolpe”, sotto un cielo nuvoloso ed alquanto minaccioso come se non peggio degli avanti avversari, la squadra rossoblu si è schierata sul terreno di gioco con una sola punta (tra l’altro non di ruolo), ovvero Stefano Fiore, un centrocampo in veste di diga, con ben cinque uomini, e la solita difesa a quattro davanti all’onnipresente Assogna. E “come da copione”, per tutto il primo tempo il Terracina ha fatto “il bello ed il cattivo tempo”, sfruttando l’inconsistenza offensiva del Fondi, sfiorando in almeno tre occasioni la rete del vantaggio prima di centrarla in maniera alquanto rocambolesca con il jolly di Adornato. A complicare le cose il nervosismo dell’ex Germano, punito forse troppo severamente dal direttore di gara dopo essere venuto a contatto con Turazza, contesto nel quale anche le panchine non si sono risparmiate: “accaniti”! La ripresa ha offerto uno spettacolo più piacevole, almeno agli occhi di noi fondani, visto che “i dieci in campo” hanno tirato fuori gli artigli combattendo su ogni pallone e nei limiti del possibile spingendosi avanti alla ricerca del goal. Rete che però non è arrivata, nonostante alcune occasioni di tutto rispetto, e squadra di casa che nel finale ha più volte sprecato la possibilità di raddoppiare. Ma d’altronde si sarebbe trattato di una punizione spropositata visto il calcio mostrato dalle due formazioni: a conti fatti verrebbe da dire che abbiamo assistito ad una delle partite meno interessanti dell’intera stagione, condita però dal sapore antico del derby, e dallo spettacolo regalato dalle due tifoserie al di fuori del manto erboso: altro che diretta tv!!!

Noi abbiamo risposto alla “solita” minestra con il “solito” sostegno incondizionato, qualche striscione eloquente che meritava l’attenzione avuta, tanta goliardia e divertimento che hanno impressionato anche altri presenti allo stadio. Una nota positiva l’abbiamo trovata anche stavolta: meno male che ci dividono dieci km, perché se si fosse trattato davvero di una stracittadina (stile Roma-Lazio per capirci) il sesto derby perso in un anno e mezzo sarebbe stato fatale anche per il “miglior allievo di Coverciano”, ed invece la “Dea bendata” anche stavolta è dalla nostra… sì, russo! Non svegliatemi perché preferisco restare ancora un po’ tra le braccia di “Morfeo”. Ecco, bravi, fate come me… sorridiamo, prendiamola con ironia, sdrammatizziamo, cerchiamo di pensare ad altro. Quello che però porto negli occhi, e nelle orecchie, è la grande domenica che siamo stati capaci di vivere noi ultras sui gradoni del “Colavolpe”, sempre al fianco della squadra, coloratissimi, caldi, tanto caldi da restare in un batter d’occhio a torso nudo, destando meraviglia generale. Questa è la strada giusta: ultras modus vivendi. Tutto il resto è noia! Ora e sempre… unico mio amor


…colorati e stilosi!


…inizia la partita!


…sciarpata!


…ancora Noi!


…mani in alto!


…bevitori di pinte!

I.D. Hooligans

HOOLIGANS
di Philip Davis
1994


John è un poliziotto che con altri tre compagni si traveste da hooligan per potersi infiltrare tra i violenti tifosi dello Shadwell, una squadra londinese. In breve tempo scopre quanto sia liberatorio per lui sfogare la propria violenza nelle risse provocate dai teppisti dello stadio e così la sua vita cambia a tal punto da non sapere più da che parte è il bene e dove il male.(tratto da movies.yahoo.com)
…se chi provoca una rissa è un teppista, nel nostro Parlamento…

GIUDIZIO:
…il titolo originale di questa pellicola è "I.D." e cioè Identify Document, prendendo spunto da ciò che avviene quando si incontra un poliziotto durante una partita di calcio britannico!
Il film racconta le avventure dei tifosi dello Shadwell(una squadra londinese di serie B), nelle cui fila vengono infiltrati John e altri tre poliziotti, con il compito di capire chi è colui che muove i fili dietro la spirale di violenza che questo manipolo di hooligans mette in atto ovunque si trovi, che sia una gara casalinga o una trasferta, che sia una strada o un pub, appunto ovunque! I quattro amici-poliziotti cominciano a farsi vedere in giro, per non dare nell’occhio cercano di farsi conoscere, di entrare in confidenza con altri hooligans gialloneri, si muovono come loro, vanno alla ricerca del "The Rock", il pub dei Dogs(nomignolo dei tifosi dello Shadwell), ed è lì che cominciano a familiarizzare con gli altri, tra un sorso di birra e l’altro. John e Trevor si fingono imbiachini e cominciano a frequentare assiduamente il pub dei dogs, dove fanno la conoscenza di Lynda(una ragazza che lavora lì), e sarà proprio lei che li presenterà a Bob(il proprietario), che non ama molto le facce nuove ed infatti impiegherà un bel pò di tempo nel fidarsi di loro! Si comincia con la trasferta a Pentland, dove il pulman che trasporta i Dogs allo stadio viene assaltato dai tifosi di casa, ma i gialloneri sapranno rispondere per le rime! Nei giorni successivi i Dogs avranno una scazzottata con quelli dell’Arsenal all’interno del pub ed è proprio in questa occasione che John e Trevor cominceranno in tutti i sensi la loro immedesimazione in hooligans, partecipando alla rissa. Fila tutto liscio, invece, nella partita interna con il Grimsby. Il campionato continua e continua la "violenza"!
Questa volta l’avversario è il Birmingham! Gira la voce che i tifosi ospiti vogliano attaccare il "The Rock" , ma il loro pulman non si fermerà, anzi, verrà rincorso prima da John e poi da tutti gli altri, che una volta raggiunto il mezzo, cercheranno di abbatterlo con delle spallate, ma l’intervento della polizia eviterà il peggio(o il meglio!!!)! John e gli altri infiltrati, dopo un’iniziale indifferenza per l’assegnazione di questo caso da parte del dipartimento, diventeranno tifosi sfegatati dello Shadwell, entrando completamente nel personaggio, cominciando a partecipare alle "scorribande"! John avrà numerosi dissidi con la moglie Marie, proprio perchè cambierà stile di vita! Il mancato "appuntamento" a Wesley con una tifoseria avversaria a causa dell’intervento della polizia(avvisata da Trevor), farà venire più di qualche dubbio a Martin(un ragazzo del manipolo), che incolperà i due novelli hooligans di essere dei poliziotti, ma John eviterà di essere scoperto, fingendosi analfabeta! Altra settimana, altra gara, altra trasferta, ma questa volta è una partita di coppa d’Inghilterra che li vede contrapposti agli "wappies"! I tafferugli cominciano subito al loro arrivo e John deciderà di entrare nella curva dei tifosi locali insieme a Bob ed altri per provocarli! Detto fatto, entrano nel settore e cominciano ad intonare cori per lo Shadwell, dando così il via alla reazione dei locali, che si ritroverrano ad affronatare in appena 4 unità. L’intervento dei poliziotti metterà fine agli scontri e John verrà riportato nel proprio settore dopo aver attraversato il bordocampo tra le urla di giubilo degli altri dogs!
Nei rapporti che i 4 infiltrati consegnano al loro superiore vengono più volte documentati atti di abuso verso gli hooligans da parte di poliziotti,  ma come accade anche nella realtà, non vengono presi in considerazione!
Nel successivo incontro casalingo con il Brighton, i Dogs saranno vittime di lanci di freccette(!!!) e uno di loro sarà colpito al volto, con i tutori dell’ordine inermi e con lo sguardo altrove! Così John e gli altri, a fine partita decidono di farsi giustizia da soli ed inseguono i rivali fino al mercato rionale, dove però avranno una brutta sorpresa! Rimarrano i soli John e Martin a fronteggiare gli ospiti, ma ne usciranno vincitori! In questo "riot" rimarrà ucciso un tifoso del Brighton e le immagini verranno riprese da una telecamera installata lì da Trevor! John ormai è diventato quasi un leader, è completamente assuefatto da questa "nuova vita", con Marie è tutto finito e non riesce più ad essere quello di prima! La polizia è ad un passo dalla risoluzione del caso, ma decide di non affidarsi più ai 4 infiltrati ed in seguito ad un incontro organizzato da Bob tra John e l’ipotetico "burattinaio" metterà fine ai Dogs e al "The Rock" arrestando tutti i componenti della tifoseria giallonera, che non potranno così festeggiare la promozione del loro amato Shadwell!
Il film si conclude con una parata di skinheads tra i quali compare anche John con i capelli rasati che marcia al grido di "Sieg Heil"!


VOTO:7…un bel film che racconta una realtà un pò di parte, ma pur sempre realtà, almeno fino alla fine degli anni ’90, ora non saprei! Non sò cosa voglia far capire il regista, quando alla fine intrufola quella parata di skinheads, che con il mondo curvaiolo non c’entra assolutamente nulla! Il mondo è pieno di gente che uccide, ma non credo abbiano mai avuto a che fare con il "nostro" mondo! Allora, come la mettiamo?

Cardiff Soul Crew

"CARDIFF SOUL CREW"

La Soul Crew, formatasi nei primi anni ’80, ha ereditato e reiterato i comportamenti turbolenti dei tifosi del Cardiff City AFC degli anni ’70, riunendo sotto il proprio nome degli irrequieti ragazzi Gallesi per nulla interessati ai dogmi nazionali della palla ovale. I "Lads" preferivano seguire il Cardiff City, abbracciando con grande stile il look casual e sfruttando bene ogni minima occasione per confrontarsi rudemente con firms rivali. David Jones e Tony Rivers in periodi diversi sono stati membri di primo piano della crew e hanno unito brillantemente i propri ricordi per scrivere un racconto sincero e nostalgico su cosa significasse fare parte della gang. Pur coprendo quasi tre decenni (’74-’02) il libro, diviso in due parti, è focalizzato sugli anni ’80 e ’90. La Soul Crew, che ha preso il nome dall’amore dei propri membri per la soul music, si è sempre caratterizzata per la completa assenza di una capacità organizzativa, finendo col consegnare all’azione delle gradinate tante piccole firms provenienti da varie zone di Cardiff, dalle vicine città industriali e dalle valli del Galles del Sud. Tante schegge impazzite libere di agire in maniera indipendente. Il travaso di energie verso la scena rave sul finire degli anni ’80 ha avuto a Cardiff un impatto decisamente inferiore rispetto al resto delle firms Inglesi, consegnando agli anni ’90 una gang sempre più attiva. L’ossessione maniacale per la moda casual che si è affiliata al football viene ricostruita dettagliatamente per provare a spiegare come una cultura giovanile abbia saputo irreggimentarsi in un mimetismo funzionale. Il Cardiff City AFC nelle ultime decadi è stata una vera squadra yo-yo, sempre indaffarata a rimbalzare nelle varie divisions della FA e questo ha permesso alla Soul Crew di mettersi alla prova tanto contro i grandi nomi (Millwall, Chelsea, Pompey, Birmingham) quanto di fronte a mobs di piccoli clubs che, se prese troppo sottogamba, potevano rivelarsi il peggiore degli incubi anche per una tifoseria tosta come quella al seguito dei "Bluebirds".

Pompey 6.57 Crew


"POMPEY 6.57 CREW"

Portsmouth, una città dura e difficile arroccata intorno al porto militare, una rancorosa giungla di cemento tirata su dopo i bombardamenti. Alle 6.57 dalla costa sud partiva per Londra il primo treno del mattino. I tifosi in trasferta al seguito del Pompey (Portsmouth Football Club) potevano così arrivare in qualunque posto ad un’ora decente, l’ideale per dei geezers in cerca di azione. Chi si trovava a bordo di quel treno faceva parte a tutti gli effetti della 6.57 Crew. Rob Silvester, per anni faccia di primissimo piano a Fratton Park, con l’aiuto di Cass Pennant ricostruisce nel dettaglio gli anni d’oro della 6.57 (’81-’86). Un periodo ruvido in cui le reputazioni si conquistavano ancora alla vecchia maniera e che ha visto la 6.57 stabilirsi nel gotha delle top firms Inglesi tanto per l’azione quanto per lo stile nel vestire. Attraverso ricordi personali e testimonianze dirette di altri top boys vengono ripercorsi 30 anni di Terrace Culture. Gli Original Pompey Skins; i Pompey Animals dei pazzi anni ’70; l’esplosione casual della prima metà degli anni ’80; l’esodo finale verso la scena rave, con parecchie firms in giro per il paese a mettere all’incasso le proprie particolari capacità organizzative. Il PFC negli anni ha attraversato (purtroppo per i propri tifosi) tutti i vari campionati permettendo così alla frangia violenta di andare a confrontarsi e scontrarsi con una moltitudine di firms. Tutte queste rognose rivalità sono analizzate per singolo club con alcune mobs (Millwall, Chelsea, Leeds, Newcastle) a meritarsi un capitolo a parte, come del resto la questione dell’astio storico, geografico e sociale con la città di Southampton. La 6.57 con la sua fame di chaos senza volerlo arrivò anche ad essere la scintilla di una Rivolta Rastafariana a base di guerriglia e saccheggio nelle strade di Derby. E osò perfino fondare un partito al limite della goliardia, decidendo di fatto l’esito delle elezioni a Portsmouth visti i 455 voti raccolti, sottratti in buona parte al SDP che si vide portar via la poltrona dai Tories per un misero scarto totale di soli 205 voti. Uno sguardo diretto in un mondo sotterraneo di violenza e disordine che non finirà mai di affascinare. Una lettura basilare non solo per gli assetati di football ma per chiunque voglia leggere di un fenomeno sociale che ha cambiato la faccia della cultura giovanile. Sono quasi le sette e un treno è in partenza pieno di bravi ragazzi del Pompey!

Sulla bocca di tutti,
nella mente di pochi…

Qualcuno di voi, cari naviganti ultras, si starà chiedendo da dove arrivi questa frase ed a cosa sia riferita. Beh, di certo qualche “addetto ai lavori” starà battendo il pulsante per prenotarsi e dare la risposta esatta. Non ce n’è bisogno, siamo pronti a chiarire. Lo striscione arriva dalla Curva Nord di Latina ed è stato esposto nel corso dell’ultima gara interna dei neroazzurri al cospetto del Viterbo di Chiappini. Una provocazione che gli ultras di casa hanno voluto tirare fuori per stuzzicare l’ambiente, puntando il dito in particolare contro il facile giudizio e sentenziare di alcuni tifosi da tribuna centrale, giornalisti chiacchieroni, concittadini non del tutto coraggiosi, latinensi che osservano il crollo del calcio pontino senza muovere repliche e senza difendersi. Un’azione che probabilmente accomuna molte realtà sul territorio provinciale, e non solo. Una frase che ci siam permessi di “rubare” per dare il titolo a questo “racconto” sulla partita della scorsa domenica che ha visto il Fondi opposto ai verderosa di Alatri.

La nostra vena polemica in questo caso è però rivolta ai tanti fondani che hanno già dimenticato, ad appena un anno dalla sua scomparsa, il nostro piccolo grande amico Antonio Iacuele, mostrando indifferenza e menefreghismo, ignorando la lodevole iniziativa della nostra tifoseria. Un momento di ricordo e commemorazione che ha comunque riscosso successo e che non aveva certo bisogno di partecipazione di popolo per reputarsi riuscito o meno, ma che pensiamo avrebbe dovuto richiamare allo stadio un maggior numero di concittadini, tutti quelli che hanno vissuto la storia di “Capacchione”. Ed invece siamo qui a dover sgridare questi smemorati, queste persone dalla memoria corta che evidentemente non avevano a cuore il sorriso e la simpatia di Antonio. Non si preoccupino però lor signori, ci abbiamo pensato noi a rendere omaggio alla sua memoria, ricordandolo con amore e orgoglio di appartenenza, con la voglia di stupirlo, di vederlo sbucare nel cielo nuvoloso per sorriderci e ringraziarci di non averlo dimenticato. E al termine della partita emozionante è stato andarlo a trovare per donargli il mazzo di fiori che Capitan Rizzi e la squadra hanno voluto depositare sotto il nostro striscione “Antonio canta con noi”. Antonio ci ha ringraziato, e ci hanno tributato affetto e sentimento alcuni suoi familiari accorsi all’Arnale Rosso per l’occasione: un saluto particolare, un abbraccio fraterno sentiamo di doverlo rivolgere in particolar modo al giovane Gianluca.

La partita ed il suo svolgimento, se permettete, non hanno troppa importanza in questo momento. Come già avvenuto domenica pomeriggio sugli spalti, l’attenzione e la memoria debbono essere rivolte alla sua figura. Ed è giusto che sia così, perché Antonio ha meritato il rispetto e l’amore dei suoi fratelli di curva, come pure l’amicizia e la simpatia di tutta la città, o almeno di chi non lo ha malinconicamente ignorato e deriso. E forse quella palla sulla traversa, dopo il colpo di testa a botta sicura dell’alatrense Dongu, ce l’ha spinta proprio lui, per darci la possibilità di celebrare con una vittoria sul campo il primo anno senza quella montagna di uomo che era, è e resterà per sempre “capo degli ultras”. La fanzine ha anticipato ai presenti che gli Old Fans hanno intenzione di chiedere all’Amministrazione Comunale di Fondi l’intitolazione della curva (…che deve assolutamente essere realizzata! Ripetiamo, assolutamente!) proprio ad Antonio Iacuele e nel frattempo chiediamo alla città di esprimere il ricordo di “Capacchione” facendogli visita. Lui ringrazierà!

Per quello che riguarda l’aspetto agonistico non c’è altro da sottolineare se non che, per la seconda settimana consecutiva, i pali portano fortuna alla nostra squadra e ci permettono di fare bottino pieno al di là di meriti ed occasioni pericolose create o subite. Come già ad Artena, infatti, un legno si traveste di rosso e di blu, ed in questo caso nega ai ragazzi del vivace Scognamiglio un pareggio che non avrebbe fatto gridare allo scandalo. D’altronde l’abitudine di spolpare gli undici titolari fino a mandarli in apnea e con poco fiato in canna non sembra voler interrompersi, perché, come diciamo da mesi “finché la barca va…”. Meno male che la Dea bendata si è invaghita di noi ed ha sposato la nostra causa, perché è innegabile che dei sei punti conquistati nelle ultime due partite probabilmente ne avremmo meritato solo uno, ma sorvoliamo, l’importante non è partecipare ma vincere, in qualsiasi modo ci si riesca. Logica però vorrebbe che si fosse realistici, trasparenti e veri anche quando i soliti giornalai assenti cercano informazioni e racconti, perché il rischio che si corre è quello di illudere la piazza, disinformare, fomentare polemiche e diatribe. Ops, cavolo, anche in questo caso meglio sorvolare… “niente sacciu” direbbero a Palermo! Ed allora facciamo finta che in settimana non sia successo niente di niente, facciamo finta che non ci sia stato un altro allontanamento dalla rosa, facciamo finta che non si stiano utilizzando parametri di giudizio diversi e lezioni di morale imparziali, facciamo finta che fili tutto liscio, facciamo finta che siano sempre quei soliti “4-5” scalmanati a rompere le scatole, facciamo finta di vivere un regime dove si è tutti inattaccabili e immuni da colpe, facciamo finta che un tifoso che si sacrifica per seguire la propria fede non sia libero nemmeno di esprimere un giudizio se questo è diverso dal volere della dirigenza, facciamo finta dai… forse adattarci converrebbe, no? Ci penseremo, ci penseremo…

Per ora un invito a tutta la gioventù fondana perché segua la ciurma rossoblu nella trasferta a Terracina. Noi ci ritroveremo alle 13e30 presso il piazzale dell’ex Pretura, pranzeremo assieme (se così si più dire!) per poi partire alla volta del “Colavolpe”, sperando in un’impresa, con la gola pronta a sanguinare… per Fondi!


…la squadra ti rende onore!


…ancora tra Noi!


…finchè vivrò!


…un solo amore!


…coloriamo lo stadio!