Archivi del mese: gennaio 2014

In casa con la Maccarese

Il primo amore non si scorda mai!

Bastò uno sguardo per innamorarmi di quel prato. Sarà stata la primavera alle porte che faceva volare petali e pensieri o quegli occhi di bambino che osservavano tutto come gli occhi di un sognatore, ma la prima volta che lo vidi, fu subito un colpo al cuore.

Ero poco più che settanta centimetri, la mano stretta a quella di mio padre in uno dei suoi rarissimi gesti d’affetto e lo sguardo rivolto a mio fratello, che dribblava coni e birilli sul campetto alle spalle della vecchia gradinata.

Mi voltai, come se avessi udito pronunciare il mio nome e davanti a me un’interminabile groviglio di ferro. Il mio sguardo cercò di andare oltre, “scavalcò” la gradinata, la recinzione, la cancellata, ma si fermò davanti agli sponsor di bordo campo, che prima di allora avevo ammirato con disinteresse solo alla tv. Sulle punte dei piedi mi sforzai di allungare le mie gambe, riuscendo in parte a vedere i primi ciuffi d’erba. Ancora adesso, a distanza di molti anni, provo un’emozione indescrivibile. Come potevo non innamorarmi?

Passarono gli anni e capii che dovevo accontentarmi di campi di catrame e pali fatti di zaini. Con i gessi rubati alla lavagna si tracciavano le linee, con l’immaginazione e senza alcuna moviola si costruivano le porte. Non c’era il lunedì per analizzare ogni singola rete e la partita terminava sul più bello, quando il “padrone” del Tango doveva tornare a casa per gli esercizi di Matematica.

Arrivò il momento in cui realizzai che non c’era nulla da fare, non avrei mai calpestato con i miei tacchetti quel prato, non sarei mai uscito dagli spogliatoi del “Purificato” con la maglia rossoblu cucita sulla pelle, non avrei mai fatto impazzire di gioia la gradinata, insomma dovevo scegliere un altro modo per stare più vicino possibile al primo amore della mia vita. Scelsi il peggiore, consapevole del fatto che qualsiasi altra scelta sarebbe stata più facile. Scelsi davvero il peggiore, perché chi sogna di camminare su un prato verde, difficilmente si accontenta di vivere sugli spalti.

Oggi, quando guardo il “Purificato” dai gradoni della Curva Iacuele, osservo la porta da una prospettiva diversa, sento l’odore dell’erba “pettinata”, guardo in faccia gli avversari e gli undici rossoblu di spalle e sembra come se giocassi anche io con loro. Sembra come se la Iacuele avesse addosso la maglia numero “12” e con un po’ di immaginazione, si riesce persino a vederla in campo.

Oggi, quando guardo il campo, riconosco di aver scelto il modo peggiore per non far finire questo amore, ma poi mi fermo a riflettere, ci penso su e mi accorgo che è l’unica stramaledetta opportunità per non tradire i battiti del mio cuore!

Finché Vivrò #11-AnnoXI

Copertina dedicata a chi si diverte a scrivere e raccontare sempre la stessa storia che, tanto per cambiare, vede gli ultras come unici colpevoli. All’interno di questo numero i resoconti della gara interna contro l’Anziolavinio e della trasferta di Fiumicino contro la Lupa Roma. La rubrica Settore Ospiti che, per l’ennesima domenica, rimane a “bocca asciutta”. Il pensiero della Iacuele, ormai punto fermo della fanza. A chiudere, Risultati&Classifica, il Prossimo Turno e le foto delle ultime gare.

Anno XI – Undicesimo Atto

Risultati&Classifica 21a Giornata

Risultati e Classifica della 21a giornata

Arzachena-Isola Liri
1-1
Astrea-Budoni
2-1
Cynthia-Terracina 0-0
Fondi-Maccarese 0-1
Palestrina-Anziolavinio
1-2
Porto Torres-Olbia
0-4
San Cesareo-N.S.M.Mole
3-0
Selargius-Latte Dolce
2-2
Sora-Lupa Roma
1-5

 

Classifica P G V N P
LUPA ROMA
46 21 15 1 5
TERRACINA
42 21 12 6 3
SAN CESAREO
40 21 11 7 3
OLBIA
38 21 12 2 7
FONDI
32 21 9 5 7
CYNTHIA (-1)
32 21 9 6 6
ANZIOLAVINIO
32 21 9 5 7
BUDONI
30 21 8 6 7
ISOLA LIRI
28 21 6 10 5
ASTREA
27 21 8 3 10
SORA (-2)
25 21 8 3 10
LATTE DOLCE
25 21 6 7 8
N.S.M.MOLE
25 21 7 4 10
MACCARESE
23 21 6 5 10
PALESTRINA
22 21 5 7 9
SELARGIUS
22 21 4 10 7
ARZACHENA
19 21 4 7 10
PORTO TORRES
7 21 1 4 16

 

La trasferta di Fiumicino(Lupa R.)

Il peggio sembra essere passato

Un sabato qualunque, un sabato italiano e il peggio sembra essere passato…così inizia il nostro fine settimana atipico, alla maniera di Sergio Caputo. Lui che negli anni ’80 era il primo pulsante di ogni juke-box, quando ancora avevamo  le tasche vuote di i-pod e smartphone e quelli più attenti alle mode mettevano la cinta ai Charro solo per infilarci la musicassetta, portando le cuffie sui capelli…già, i capelli.

Tempi andati, che ti vengono a citofonare come una coppia di Testimoni di Geova quando ti rendi conto che tutto è cambiato, anche il calcio. E te ne rendi conto dopo aver girato la chiave nel quadro e messo su un po’ di Venditti, che ha quegli intro ad ogni canzone che sono una sorta di “spazio pensieri”…e la mente vola.

Vola, vola fino a quando non inizia la “rubrica ricordi”, che parte da una frase di quelli che siedono dietro, che sono sempre quelli che non hanno un cazzo da fare. Non hanno volanti da domare, carreggiate da tenere d’occhio ed autisti di camion da mandare a fare in culo. Parte il primo “Vi ricordate quando…?” e da lì non si finisce più. Arriva il passato, ti rapisce e ti porta via ogni sorta di problema senza chiedere il riscatto.

Le trasferte, anche quelle che per i novanta minuti non regalano nulla in più dei tre punti, riescono comunque a lasciarti qualcosa dentro, ma non di certo per ciò che i tuoi occhi osservano dietro i vetri. C’è chi è riuscito a parlare ininterrottamente per quattro regioni di fila; chi ha dormito profondamente per 800 chilometri ed ha riaperto gli occhi solo davanti ai cessi dell’Autogrill; chi si è lasciato con la ragazza ed ha pianto sulle nostre spalle; chi ha perso l’ennesimo lavoro ed ha pianto di gioia; chi ha parlato con l’amico immaginario in preda a chissà quale “ina”; chi è scomparso tra i sedili ad ogni sosta rifornimento; chi ha corso a piedi sul G.R.A.; chi ha imboccato la strada sbagliata; chi a Ferentino ha lasciato portafoglio e dignità; chi malgrado tutto, ha ancora voglia di ascoltare simili storie.

Il nostro fine settimana atipico ci porta a viaggiare di sabato, perché la Lupa anticipa le gare casalinghe. Già, perché alle porte della Capitale già non ti caga nessuno, figuriamoci se sfidi la sorte scendendo in campo la domenica. Si gioca al “Desideri” di Fiumicino, perché la Lupa non ha ancora uno stadio tutto suo e forse mai lo avrà. Ma se scambi quattro chiacchiere col Presidente Cerrai, ti accorgi che magari, un domani sarai costretto a rimangiarti tutto quando li rivedrai su tutte le tv nazionali. Esagerati? Mica tanto, se si sbircia il redditometro del tizio in questione…

Si parte, ma prevedendo il solito ritardo, decidiamo di rifocillarci prima ancora di infilarci sull’Appia. Il menù è di quelli che non si rifiutano, con panini che una volta spogliati della carta stagnola liberano nell’aria aromi da cucina raffinata. Cosa c’era dentro lo sa solo il nostro stomaco, ma di sicuro ha gradito.

Il viaggio fila via veloce, anche troppo. Aboliamo i segnali orari a bordo e controlliamo le lancette solo una volta entrati a Fiumicino, prima di salire sul ponte che collega le due rive. Il segnale indica di continuare dritti, ma Noi, anticonformisti e coglioni dalla nascita, voltiamo a destra. Stupiti e fieri della nostra scelta, riusciamo a trovare subito le porte del “Desideri”. Le porte poi…vabbè.

Come da copione, siamo in “perfetto ritardo” e, giustamente, c’è chi si ferma a pisciare, chi cerca un bar, chi deve comprare le sigarette e chi telefona ai parenti in Canada. Mica dobbiamo fare il biglietto ed entrare, vero?!? A proposito di biglietti, la signora niente male all’ingresso stacca i tagliandi e se li mette in bocca, tra i denti. Ecco, ora immaginate il pensiero più porco che sia potuto passare nelle nostre menti. Fatto? Ecco, appunto!

I rossoblu sembrano in giornata ed il passare dei minuti ci dà la conferma. Difronte una tribuna coperta per due terzi che non batte ciglio. Nemmeno un sospiro, un gesto, un’emozione, tanto da riuscire ad ascoltare quello che si dicono in panchina. Noi, una volta appese le pezze, facciamo il nostro dovere. Ed è musica per le nostre orecchie l’eco che sbatte tra la brezza marina ed i palazzi tutti uguali alle nostre spalle. Si soffre, ma non tanto e si risponde, colpo su colpo, alla Lupa capolista, che ci aspettavamo più forte ed agguerrita.  Ma quelli più rabbiosi in campo sono i nostri, quelli con i nostri colori addosso. Il gol arriva tardi, ma arriva e fa esplodere il piccolo settore ospiti. Si soffre ancora, ma con onore ed il triplice fischio fa tornare il sorriso, a Noi ed a quelli in campo, dopo due sconfitte consecutive.

Insomma, il peggio sembra essere passato!

Risultati&Classifica 20a Giornata

Risultati e Classifica della 20a giornata

Anziolavinio-San Cesareo
0-0
Budoni-Sora
1-0
Isola Liri-Selargius 3-3
Latte Dolce-Porto Torres 2-0
Lupa Roma-Fondi
0-1
Maccarese-Palestrina
0-0
N.S.M.Mole-Cynthia
2-3
Olbia-Astrea
2-0
Terracina-Arzachena
2-0

 

Classifica P G V N P
LUPA ROMA
43 20 14 1 5
TERRACINA
41 20 12 5 3
SAN CESAREO
37 20 10 7 3
OLBIA
35 20 11 2 7
FONDI
32 20 9 5 6
CYNTHIA (-1)
31 20 9 5 6
BUDONI
30 20 8 6 6
ANZIOLAVINIO
29 20 8 5 7
ISOLA LIRI
27 20 6 9 5
SORA (-1)
26 20 8 3 9
N.S.M.MOLE
25 20 7 4 9
ASTREA
24 20 7 3 10
LATTE DOLCE
24 20 6 6 8
PALESTRINA
24 20 5 7 8
SELARGIUS
21 20 4 9 7
MACCARESE
20 20 5 5 10
ARZACHENA
18 20 4 6 10
PORTO TORRES
7 20 1 4 15

 

In casa con l’Anziolavinio

Vittorio

Era nato nella lontana Australia nel 1966, in quella Sidney che molti suoi coetanei avevano solo potuto sognare ed ammirare sulle cartoline con gli angoli stropicciati. La famiglia era tornata a Fondi quando lui era ancora piccolo ed era così cresciuto, come la maggior parte di Noi, tra quei vicoli che partono dal Corso e si intrecciano tra loro fino a farti perdere il senso dell’orientamento. Ogni portone ti sembra di averlo già visto pochi passi prima, se non impari in fretta a riconoscerli, ti ci perdi. Era cresciuto così, come tutti Noi, con le ginocchia sbucciate ed i gomiti logorati, segni inconfondibili di chi conosce prima la durezza di un sampietrino che la punta a sfera di una biro.

Sognava una vita normale, un lavoro onesto, una ragazza e perché no, un futuro migliore. Ma si sa, i depositari dei nostri sogni non ci prendono mai sul serio e spesso non veniamo ascoltati. Anche lui non fu ascoltato e scansò presto i suoi sogni per far posto ad un umile lavoro da manovale, tutto il giorno sui ponteggi con cazzuola e malepeggio in mano.

Amante del calcio, quello vero, quello fatto di campi in pozzolana, reti arrugginite, pali quadrati e gradoni grezzi a fare da spalti. In poche parole, amante e assiduo frequentatore del “San Francesco”, che oggi rimane solo un ricordo stampato su vecchie fotografie in gradazioni di grigi.

Se lo cercavi, lo trovavi là, su quei gradoni, dove assieme a pochi altri cercò di dare un senso al tifo per i rossoblu, vissuto fino ad allora solo di piatti e trombe. Provò in tutti i modi a svegliare una Città troppo borghese per lasciarsi andare ad un coro di incitamento, cercò di cambiare i Fondani e se oggi c’è la Curva Iacuele, gran parte del merito è anche suo.

Ma il ragazzone nato in Australia non aveva fatto i conti con il destino ed una mattina di gennaio del 1989, “un buco” se lo portò via per sempre, strappandolo all’affetto dei suoi cari e dei suoi amici. Lo trovarono alle prime luci dell’alba, rannicchiato nella sua 127 gialla, a due passi dal vecchio Ospedale, in uno dei tanti vicoli che chissà quante volte avrà percorso da piccolo. Proprio lì dove visse i suoi anni di spensieratezza, proprio lì il suo ultimo respiro.

Alto, robusto, nel pieno degli anni, se ne andò per non tornare più, portando con sé sogni, speranze, passioni, amori e la lista sconosciuta dei perché, che in questi casi non sono mai certi da poter giustificare la morte. Se ne andò così, senza nemmeno un cenno di saluto, un sorriso a bocca serrata, una stretta di mano.

Un mese dopo, il caso, il fato, una semplice coincidenza, ma al Festival di Sanremo dello stesso anno si presenta per la prima volta Enzo Jannacci, con una canzone che non avrà molto successo, ma che farà il giro di tutte le radio italiane, perché di protesta, perché una canzone di lotta contro le droghe: Se me lo dicevi prima.

Vittò…se ce lo dicevi prima, magari oggi saresti lì al nostro fianco!

Finché Vivrò #10-AnnoXI

Siamo giunti al decimo numero stagionale della fanza e la copertina è dedicata all’ultima pezza realizzata. All’interno di questa decima uscita, i resoconti della gara interna contro l’Astrea e della trasferta di Palestrina. La rubrica Settore Ospiti con i protagonisti di turno, ovvero gli Anziati. L’appuntamento fisso col pensiero della Curva Iacuele, sempre senza fronsoli. A chiudere, Risultati&Classifica, il Prossimo Turno e le foto delle ultime gare.

Anno XI – Decimo Atto